Mario Bonfiglio ex attaccante della Juve Stabia alla fine degli anni 90 è intervenuto nel corso della puntata del programma “Il Pungiglione Stabiese”. Ecco un passaggio del suo intervento:
Un tuo ricordo sulla città?
Ho un ricordo bellissimo della città e degli stabiesi. Mi hanno sempre fatto sentire a casa.
Il tuo esordio al “Menti” fu bagnato con una magia…
Il goal contro il Casarano è stato il più bello con la maglia della Juve Stabia, nonché uno dei più belli della mia carriera. Ricordo la torre di Fontana, io che calciai al volo e la corsa sotto la Curva Sud. Fu una soddisfazione incredibile, specialmente quando ricevetti i complimenti dai “senatori” della squadra. Ero arrivato a Castellammare di Stabia da pochissimo.
La triste finale play-off di Avellino.
La finale del “Partenio” è stato un capitolo triste della mia carriera. Come ho raccontato spesso, non mi piacque il modo in cui, all’epoca, mister Zoratti preparò la vigilia, o meglio, il pre-gara. Inoltre, non mi fece partire titolare. Fu un vero peccato, non solo per la sconfitta, ma anche per ciò che avrebbe potuto rappresentare per il futuro: avevamo gli ingredienti giusti per una grande Serie B, una squadra forte, un pubblico eccezionale e un grande presidente come Roberto Fiore.
A proposito di pubblico, si parla spesso di stadi vuoti: come mai?
Questo è un problema che ormai si registra in tante piazze. Penso che diversi fattori, come le eccessive restrizioni e i tanti “paletti” burocratici, allontanino i tifosi dagli stadi.
Mario Bonfiglio: calciatore e leader?
Sono cresciuto a Messina e ho sempre amato questo gioco. Ero un attaccante poco egoista: non tiravo i rigori e ho sempre amato fornire assist oltre a segnare. È stata una mia caratteristica, fin da ragazzino, quella di mettermi sempre a disposizione della squadra.


