Non è stata una partita, è stata un’epopea di 96 minuti. La Juve Stabia di Ignazio Abate batte lo Spezia 3-1 al termine di una gara vietata ai deboli di cuore.
L’avvio è un monologo gialloblù che però sbatte contro la sfortuna. Al 18′ il “Menti” strozza in gola l’urlo del goal: torre di Gabrielloni, traversa piena e sulla respinta nasce un flipper allucinante dove Romano e Radunovic compiono il miracolo su Carissoni. Il calcio, si sa, è cinico: lo Spezia barcolla, risponde con uno spreco clamoroso di Sernicola e poi punisce. Al 33′ Aurelio gela lo stadio raccogliendo l’invito di Romano per lo 0-1.
Ma queste “Vespe” hanno la pelle dura. Proprio allo scadere della prima frazione, l’episodio che cambia l’inerzia: contatto su Cacciamani in area, è rigore. Dagli undici metri Giuseppe Leone è una sentenza: palla in rete, thè caldo servito in parità e morale ristabilito.Nella ripresa Abate dimostra di avere il polso della situazione. Fuori Diakitè e Torrasi, dentro Varnier e Pierobon. È la mossa che spacca il match. Se Artistico lancia i primi segnali con un colpo di testa pericoloso, è al minuto 74 che il destino decide di premiare la qualità: Pierobon si inventa una traiettoria “alla Del Piero” che accarezza l’incrocio e scrive il sorpasso. Una perla che da sola vale il prezzo del biglietto.Donadoni tenta il tutto per tutto, trasformando lo Spezia in una corazzata iper-offensiva con gli ingressi di Valoti, Vlaovic e Lapadula. Gli ospiti premono, creano un altro incredibile parapiglia in area stabiese dove lo stesso Pierobon si traveste da difensore per salvare sulla linea.
Il rischio del pareggio è nell’aria, ma la Juve Stabia ha ancora una freccia nel suo arco: il contropiede. Al minuto 88, il giovane Okoro scatta verso la gloria e firma il 3-1 che fa calare il sipario. Il palo finale di Vlaovic al 91′ è solo l’ultimo brivido prima della festaLa Juve Stabia vince perché ha saputo soffrire, cambiare pelle con le sostituzioni e colpire nei momenti giusti. Abate si gode i suoi 45 punti e una squadra che ora non può più nascondersi: se la salvezza era l’obiettivo, questa maturità autorizza a guardare molto più in alto.


