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Correva l’anno 2007. Catania, Messina e Palermo. Tre società isolane che militavano in Serie A, di quella stagione che possiamo definire storica, restano soltanto dei ricordi. Tra buchi finanziari, fideiussioni e stipendi non pagati, società senza progetti e senza idee, il calcio nell’isola baciata dai tre mari, sta vivendo un periodo di continio ed inevitabile declino. La mancanza di imprenditori locali e di ipotetici investitori sono un fattore che stanno martoriando i migliaia di appassionati di questo sport. È inammissibile che una città come Messina, che una tifoseria come quella giallorossa, si ritrovi a sguazzare nel dilettantismo, è inammissibile che città come Agrigento e, adesso, anche Siracusa, perdano la propria squadra per mancati adempimenti con le iscrizioni, è inammissibile che a Palermo non riesca a delinearsi una società seria e competente, di pari livello con la piazza che rappresenta, che ogni anno, puntualmente, numerose società siano continuamente in bilico, un caso eclatante sono le vicessitudini che hanno coinvolto Gela e Marsala quest’anno, ma anche l’Igea Virtus e il Mazara.
Ci auguriamo che una volta toccato il baratro (solamente 4 squadre siciliane tra i professionisti), ci si possa preparare a una veloce risalita, soprattutto perché, coloro che pagano di queste situazioni che si verificano nelle varie piazza calcistiche, sono i migliaia di appassionati, coloro che quotidianamente riempiono gli stadi delle loro città, che macinano chilometri in tutta Italia pur di stare accanto ai proprio beniamini.
Idee, progetti, infrastrutture.
Idee, progetti, infrastrutture.
Questi i punti fondamentali su cui ogni società dovrebbe basarsi per consentire al calcio siciliano di ripartire e di tornare ai vertici nazionali.

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