Se esiste un allenatore capace di incarnare perfettamente il concetto di “vincente di ghiaccio”, quello è Marcello Lippi. L’uomo di Viareggio, con l’immancabile sigaro e lo sguardo vitreo, ha diviso l’Italia dei club come pochi altri, per poi riunirla sotto un unico cielo azzurro nella notte più dolce della nostra storia recente.
L’Ascesa e il Grande Amore: La Juventus
Dopo essersi fatto notare con ottime annate a Bergamo e, soprattutto, a Napoli, Lippi approda alla Juventus nel 1994. È l’inizio della storia d’amore più vincente del calcio moderno. Con la “Vecchia Signora” costruisce una macchina da guerra: vince tutto quello che si può vincere, conquistando scudetti a ripetizione e, nel leggendario 1996, portando a Torino la Champions League, la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale.
Resta, tuttavia, il rimpianto per le altre finali europee perse (ben tre), dove un pizzico di fortuna in più avrebbe potuto rendere il suo palmarès con la Juventus qualcosa di irraggiungibile per chiunque.
Il Fallimento Inter: Un Amore mai Nato
Nell’estate del 1999, Lippi tenta l’avventura a Milano, sponda Inter, con l’obiettivo di riportare il tricolore nella bacheca di Massimo Moratti. Ma il matrimonio è un disastro sin dalle prime battute. Nonostante una rosa stellare, perde le finali di Coppa Italia e Supercoppa contro la Lazio e subisce l’umiliazione dell’eliminazione dai playoff di Champions contro i modesti svedesi dell’Helsingborg.
L’avventura finisce nel modo più burrascoso possibile dopo una sconfitta a Reggio Calabria: il suo celebre sfogo post-partita (“Se fossi il Presidente, caccerei l’allenatore e prenderei i giocatori a calci nel sedere”) segna la parola fine su un’esperienza grigia che i tifosi nerazzurri non gli hanno mai perdonato.
Il Trionfo Mondiale e la Caduta del 2010
Il 9 luglio 2006, però, tutto cambia. Lippi trascina l’Italia sul tetto del mondo a Berlino, gestendo con una forza mentale sovrumana la pressione di Calciopoli e guidando un gruppo granitico verso il successo contro la Francia. Quella notte lo ha consegnato all’eternità sportiva, rendendolo un’icona nazionale.
Purtroppo, il suo ritorno in Nazionale nel 2010 è l’altra faccia della medaglia: un’eliminazione clamorosa e dolorosa ai gironi del Mondiale in Sudafrica, contro avversarie sulla carta modeste come Nuova Zelanda e Slovacchia. Un epilogo amaro che non cancella però quanto di buono fatto in precedenza, anche nell’ultima fase della carriera in Cina, dove al timone del Guangzhou Evergrande ha continuato a vincere trofei, portando il calcio asiatico a una nuova dimensione.
Eredità Tattica e Carattere
Marcello Lippi è stato l’allenatore della compattezza. Ha diviso le tifoserie, ha acceso dibattiti feroci, ma ha saputo regalare all’Italia del calcio l’emozione più grande del nuovo millennio. Un uomo che, tra bianconero, nerazzurro e azzurro, ha scritto pagine di storia che resteranno per sempre nella nostra memoria collettiva.


