Napoli vittoria festosa contro la Fiorentina

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Napoli il racconto di Gianfranco Piccirillo. Gli azzurri battono la Viola

I campioni d’Italia affrontano la squadra di Italiano, che deve giocare giovedì la semifinale di Europa League con gli svizzeri del Basilea e a fine mese la finalissima di coppa Italia con l’Inter, e la Fiorentina era l’unica squadra proprio assieme ai nerazzurri, ancora imbattuta in stagione nei confronti del Napoli. Spalletti decide di dare spazio a Gollini in porta, Ostigard in difesa, Demme a centrocampo e Raspadori in fase offensiva e la Fiorentina nel primo tempo gioca meglio, creando diverse occasioni, specialmente con Jovic, che di testa mette fuori o si fa respingere la conclusione da Gollini, ex di turno.

Il Napoli costruisce solo due occasioni con Di Lorenzo e Osimhen, ma meno pericolose di quelle di Jovic, che impegna Gollini anche di piede, sfruttando l’errore di Ostigard. Ancora una volta impressiona positivamente il gioco offensivo di Italiano, che fece bene anche nella sua esperienza in serie C con il Trapani, riuscendo a vincere i play off dopo aver perso la sfida della promozione diretta con lo Stabia di Caserta. Nel finale del tempo si infortuna piuttosto gravemente El Chucky Lozano ed entra Kvaratskhelia al suo posto. Nella ripresa entrano subito Lobotka e Zielinski al posto di Demme e Raspadori e la squadra di Spalletti cambia completamente volto alla gara, cominciando a prendere possesso del centrocampo e ad attaccare con insistenza. Lobotka è il simbolo della trasformazione, non solo perché conquista un rigore, ma perché permette al Napoli di ritrovare i suoi automatismi offensivi. Il tiro dal dischetto è affidato al capocannoniere del campionato Osimhen, che vuole difendere il suo primato dal ritorno del campione del mondo Lautaro Martinez, ma il portiere Terracciano è bravo a respingere la conclusione del nigeriano e anche la ribattuta successiva di Elmas.

Osimhen ha altre due clamorose occasioni per segnare, ma prima non arriva su un assist di Olivera un tantino fuori misura e poi colpisce la traversa con un tentativo di pallonetto per scavalcare il bravo Terracciano, fortunato questa volta ad evitare la capitolazione, anche se l’azione forse sarebbe stata annullata dal var per fuorigioco. Italiano sceglie di rafforzare il centrocampo con Castrovilli e Mandragora al posto di Dancan e Bonaventura, dopo aver inserito Venuti per Dodo’ all’inizio della ripresa, ma la mossa non funziona perché Kvaratskhelia diventa protagonista di accelerazioni importanti, fino a conquistare un altro rigore per il Napoli, che Osimhen finalmente riesce a realizzare per la prima volta in una stagione nella quale ha segnato circa trenta reti su azione, portando la sua squadra in vantaggio e consolidando il suo primato nella classifica dei cannonieri. Mentre Italiano è costretto a rafforzare il reparto offensivo con gli innesti di Saponara e Koume’, Spalletti può permettersi il lusso di dedicare la standing ovation ad Osimhen in uno stadio San Paolo Maradona, stracolmo di passione e festoso, proprio come quello di maggio 1987, nel quale il Napoli conquistava il suo primo scudetto. Il mese è lo stesso, ma la differenza è che questa volta lo scudetto è già stato ottenuto la giornata precedente ad Udine, mentre nel 1987 era necessario fare almeno un punto, che arrivò puntualmente con le reti di Carnevale e Baggio.

Spalletti oltre a Simeone al posto del capocannoniere inserisce pure il giovane Zerbin per il bravo nazionale macedone Elmas e la gara resta vibrante ed incerta fino alla fine del recupero con la Fiorentina, che avrebbe potuto segnare il gol del pareggio con Gonzalez e Koume’ e il Napoli trovare il raddoppio con un’azione di Simeone e Anguissa, costruita bene, ma conclusa male. Finisce invece con i canti dei tifosi del Napoli che concludono un’altra sessione di festeggiamenti, che però saranno ancora lunghi perché si concluderanno solamente agli inizi di giugno dopo l’ultima gara di campionato con la Sampdoria e la consegna ufficiale del meritatissimo terzo titolo nazionale.

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