Nei caldi giorni di fine giugno 2011, a pochissima distanza dall’esaltante promozione in Serie B conquistata il 19 giugno contro l’Atletico Roma, Castellammare di Stabia viveva un clima di euforia pura. L’entusiasmo in città si toccava con mano, e lo stadio Romeo Menti continuava a essere il cuore pulsante della festa sportiva cittadina. In quel contesto di giubilo per i colori gialloblù andò in scena il Torneo Città delle Acque, prestigiosa vetrina per il calcio giovanile che trasformò un pomeriggio d’estate in una vera e propria giornata di celebrazione dello sport.
Tra le compagini di spicco impegnate nella manifestazione giovanile arrivò la Lazio, accompagnata da tanta curiosità e dal blasone del vivaio capitolino. Ma ad attirare gli sguardi degli appassionati e degli addetti ai lavori presenti sugli spalti del Menti fu soprattutto la figura seduta sulla panchina biancoceleste: un giovanissimo Simone Inzaghi.
Fresco di ritiro dal calcio giocato e alle sue primissime esperienze da allenatore degli Allievi/Giovanissimi biancocelesti, Inzaghi mostrava già all’epoca quel trasporto viscerale, quella grinta e quel carisma tattico che anni dopo lo avrebbero consacrato tra i grandi tecnici del panorama internazionale. Per i tifosi e i giovani calciatori presenti fu un’occasione speciale per osservare da vicino chi, da “predestinato” della panchina, muoveva i primi passi proprio in un impianto caldo e passionale come quello di Castellammare.
Il torneo scivolò via tra spalti gremiti, sorrisi e l’abbraccio caloroso del pubblico stabiese a tutti i giovani atleti in campo. Un amarcord prezioso che, a distanza di anni e alla vigilia dell’incrocio tra la prima squadra della Juve Stabia e la Lazio a Formello, restituisce il sapore di un pomeriggio d’estate in cui il Romeo Menti unì la gioia irripetibile per una storica promozione al fascino dei grandi talenti del domani.


