Se Klose rappresenta la costanza del gol, Roberto Baggio incarna la poesia, l’amore di un intero popolo e il legame drammatico con la Coppa del Mondo. Baggio ha giocato tre Mondiali (1990, 1994, 1998), segnando in ognuno di essi (unico italiano a riuscirci), ma il suo nome è legato a una delle parabole più intense del calcio moderno.
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Le notti magiche di Italia ’90: Co-protagonista insieme a Totò Schillaci, Baggio fa innamorare il Paese con una serpentina palla al piede contro la Cecoslovacchia, segnando uno dei gol più belli della storia azzurra.
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L’eroe solitario di USA ’94: Il Mondiale americano è il suo capolavoro e, al tempo stesso, il suo dramma. Dopo un inizio difficile, Baggio trascina letteralmente l’Italia in finale da solo. Segna una doppietta agli ottavi contro la Nigeria a pochi minuti dall’eliminazione, il gol decisivo ai quarti con la Spagna e un’altra doppietta in semifinale contro la Bulgaria.
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Il rigore di Pasadena: In finale contro il Brasile, logorato da un infortunio muscolare, gioca una partita di immenso sacrificio. Si arriva ai calci di rigore e il suo tiro, l’ultimo, finisce alto sopra la traversa. Quell’immagine di lui a testa bassa, da solo sul dischetto, è diventata un’icona mondiale: il destino che volta le spalle al giocatore più talentuoso.
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Il riscatto nel 1998: Quattro anni dopo, in Francia, Baggio dimostra la sua grandezza mentale. Entra a partita in corso, si procura un rigore contro il Cile e lo segna, scacciando i fantasmi di Pasadena, prima di sfiorare un gol leggendario contro la Francia ai quarti con un tiro al volo terminato fuori di un soffio.


