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Al Bar di Magazine Pragma – Quinta puntata della nostra rubrica sul Siracusa Calcio, chi sarà il nostro ospite?

Al Bar di Magazine Pragma – La nostra rubrica sta letteralmente appassionando sia i lettori che i protagonisti che si raccontano in una maniera intima e accogliente. Sono state tante le storie e gli aneddoti scritti nero su bianco. Adesso andiamo a scoprire cosa prova un fotografo a bordocampo con Simona Amato, photographer ufficiale del Siracusa Calcio:

Ciao Simona, benvenuta alla quinta puntata di “Al Bar di Magazine Pragma”, come stai?

Bene, anche se con la fotografia in questo periodo avrei lavorato tantissimo con le varie cerimonie, invece è tutto fermo…

Dovevi riposarti effettivamente, ma non così…

Preferivo riposarmi in un altro momento, non adesso che ci stavano matrimoni, cresime, compleanni ecc. Se pensiamo a tutto quello che è successo però, a noi è andata bene.  Dobbiamo sempre guardare la parte migliore delle cose. La domenica per me è uno stile di vita nel vero senso della parola… stare lontana dal Siracusa è stato brutto… la domenica è sacra, è Siracusa Calcio. Il rapporto viene a mancare, la quotidianità con tutta la società è stato pesante. Dopo la morte di Ciccio non sono venuta allo stadio per due anni perché era una cosa che mi legava molto a lui. Troppo dolore… mi sono ributtata e poi non mi sono fermata più; anche perché seguo l’Ortigia Pallanuoto. Sono arrivati i riconoscimenti… è un sogno che spero si possa prolungare negli anni.

Come hai iniziato?

Andavo allo stadio a vedermi le partite. Tony, Ciccio e Paolo che sono i miei più cari amici mi hanno presa e buttata in campo letteralmente per fare le foto alla tifoseria. Quindi inizialmente entravo, facevo la foto e poi uscivo subito perché non potevo stare in campo. Questo per circa due anni; poi entravo in campo e fotografavo tutta la partita, ma soprattutto la Curva, ovviamente. Sono nate delle amicizie anche all’interno del campo con Iodice o De Pascale, Occhipinti… tutt’ora li sento… ma principalmente fotografavo la Curva e partivo con loro in trasferta. Ero l’unica donna in trasferta… ne ho viste tantissime.

Nel 2012 siamo andati a fondo, poi successivamente si ammalò Ciccio e sono stata lontana due anni. Sono tornata grazie all’insistenza di Antonio Midolo, e ne sono felicissima. La prima volta che entrai, in notturna contro la Cavese, sono passata sotto la curva con il coro per Ciccio e scoppiai a piangere. Da lì ho capito che il mio posto era quello e non dovevo più andare via.

Ragionamenti a bordocampo con Antonio Midolo

Le emozioni dagli spalti al campo le hai vissute in maniera diversa…

E’ tutto diverso, all’inizio non riuscivo a gestire le emozioni. In Curva vivi emozioni uniche tra cori, canti e sincronia con le braccia… quando ho iniziato a scendere in campo e li sentivo cantare… nel frattempo cantavo anche io mentre facevo le foto, e lo faccio tutt’ora. Le emozioni in campo sono ugualmente forti… lavorando per la società si creano rapporti di forte amicizia con i giocatori, come con Marco Turati.

A fine partita ti mettevi al centro con i giocatori per scattare le foto, una cosa emozionante e divertente

Proprio grazie a quel rapporto si riescono a fare determinate cose anche nell’ambito lavorativo. I giocatori potrebbero essere tutti figli miei per l’età che ho…

Era un rito scaramantico? Oppure ne avevi altri…

No quello del cerchio no, ma un rito scaramantico l’ho avuto con Marco Turati: dovevo portare due RedBull prima dell’inizio della partita. Le dovevo portare io con le mie mani. Le prime due gliele portai a Lentini. Mi chiamarono in fretta e furia perché Marco voleva le RedBull… immagina di domenica pomeriggio, tutto di corsa, mi fermo in Autogrill e le compro. Gliele porto e vinciamo. Da quel momento in poi le abbiamo vinte tutte grazie a questo rito… tranne una, dove pareggiammo perché non ero presente in quella partita. Pensando allo scorso anno è stata tosta… io e Parisi ci siamo sentiti molto soli. Gli unici due siracusani nella società…

Vero, voi eravate le uniche facce amiche sia per i tifosi che per gli addetti ai lavori come altri fotografi o giornalisti…

Questa scelta non venne capita, ma oggi non me ne pento… è stata un’esperienza, traumatica, ma pur sempre un’esperienza. Abbiamo accompagnato il Siracusa in questa maniera. Adesso però siamo di nuovo a casa con la Famiglia. Avere Antonio, Giovanni o Luca è stupendo, sono figure fondamentali con cui ho condiviso tantissimo. Ad Antonio, per esempio, l’ho conosciuto allo Stadio che aveva 16 anni, l’età di mio figlio. L’ho cresciuto… e oggi è un uomo. Per questo dico che è una vera famiglia.

Tornare nei dilettanti che esperienza è stata? Campi polverosi e altro…

Pesante, molto pesante. Gli ultras dicono che questi sono i campi dove hanno i ricordi più belli, ma da un punto di vista lavorativo non ci sta paragone con la Serie C. Ognuno fa le regole a modo proprio e non ci sta rispetto per la gente che lavora. Io non mi sono sentita rispettata da qualche panchina avversaria perché donna che fotografa a bordocampo. Ora ci siamo riusciti ed è passata, sperando che arriva presto qualche notizia in merito ai campionati come ben sappiamo. In ogni caso è una promozione meritata perché è stata fatta una vera e propria scalata contro squadre come Pozzallo e Augusta che sembravano imprendibili.

Tornando alla fotografia, in passato è stata un mezzo per attirare la gente allo stadio, potrebbe esserlo nuovamente per il futuro?

Potrebbe essere, la foto crea entusiasmo e sentimenti… ci può stare. Fino al 2012 abbiamo avuto Sportivissimo con il direttore Gianni Catania, ed andava a gonfie vele. Antonio Midolo era uno dei giornalisti e le sue interviste erano accompagnate dalle mie foto. Andava bene e piaceva alla gente. La fotografia può aiutare a far avvicinare la gente, ma è anche vero che se non hai l’amore per il Siracusa la fotografia non credo aiuti in tal caso…

La fotografia è sottovalutata anche nel mondo del lavoro infatti… si polemizzava sul prezzo delle foto quando vengono vendute. Tipo quando uscì la rovesciata di Ronaldo… girò tantissimo ma venne pagata poco…

Penso che tante volte il lavoro del fotografo non viene apprezzato per quello che è realmente. Tante volte ti cercano la foto gratis quando per me è un vero lavoro, oltre a una passione. Quando un giornalista pubblica un pezzo accompagnato da una foto, perché devono pagare il pezzo e non la foto? Sono anni che sono a bordocampo e non sono riuscita a iscrivermi all’ordine dei giornalisti perché le testate non pagano le foto. Il mio lavoro, qui in Sicilia, non viene riconosciuto.

Calcio o Pallanuoto… da un punto di vista fotografico cosa preferisci?

La Pallanuoto è spettacolare perché il gioco dell’acqua è qualcosa di unico nella fotografia, ma il mio cuore è bianco azzurro e amo fotografare il Siracusa Calcio… tifo anche l’Ortigia e questo lo sottoscrivo… e non dico che quella del calcio è meno bella, ma l’acqua nella fotografia gioca un ruolo fondamentale.

Dopo un gol ti è capitato di dimenticarti di scattare le foto perché presa dall’emozione?

Avogliaaaaa (detta e scritta letteralmente così… ahah), prima un gol non lo fotografavo perché appena un

Simona mentre imita il nostro fotografo, Midolo Gabriele, in una delle sue pose impacciate

attaccante entrava in area di rigore già andavo in tilt letteralmente. Nel 2015 quando tornai allo stadio, sono riuscita a fotografare due gol ed ero sorpresa con me stessa di esserci riuscita senza andare in tilt. Lo sai, non penso di non essere capace nel fotografare un’azione da gol, ma con la testa andavo letteralmente via. Adesso faccio come una pazza quando segna il Siracusa e penso che si veda da fuori – ride – ma ora sto migliorando. Non ne voglio perdere nemmeno uno di gol ahah.

Ringraziamo Simona per la simpatia e la forza di una vera donna che mostra grazie ai suoi scatti la sua tenacia e le sue emozioni

 

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