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Al Bar di Magazine Pragma, terzo appuntamento della serie che vede protagonista una figura importante del Siracusa Calcio

Al Bar di Magazine Pragma – Dopo Antonio Midolo e lo speciale su Walter Ballarin, la terza uscita è dedicata a un altro giovane, presenza indiscutibile del Siracusa Calcio. Un ragazzo simpatico, affettuoso e sempre disponibile, ama profondamente i colori della sua città ed è disposto a fare di tutti per essi… stiamo parlando di Giovanni Abela:

 

Ciao Giovanni, buon pomeriggio e benvenuto alla terza puntata di “Al Bar di Magazine Pragma”; come stai intanto?

Meglio, con il fatto che stiamo potendo uscire un poco di casa è qualcosa in più; per due mesi è stata dura.

Nelle ultime due uscite abbiamo avuto ospiti Antonio Midolo e Walter Ballarin…

Sisi, ho visto entrambe le interviste

Vorrei proseguire sullo stesso filo d’onda… com’è iniziata la tua passione per il Calcio?

Sono andato allo stadio nella stagione ’97 / ’98 , ero talmente piccolo che ricordo poco di quella partita. Non ho mai giocato in una squadra di calcio, solo amatoriale con gli amici. La passione è nata, per l’appunto, da piccolo quando andavo allo stadio con mio padre e da lì non sono riuscito più a farne a meno. Una passione che è diventata un lavoro adesso…

Da tifoso a figura professionale, riesci a scindere le due cose per evitare che una prevalga sull’altra?

La passione c’è sempre, quando uno cresce allo stadio ed ha un attaccamento così forte alla maglia azzurra, la passione a volte tende ad uscire. Bisogna, però, essere professionali e svolgere il proprio ruolo in modo corretto; bisogna sapersi trattenere. Il fuoco c’è e ci sarà sempre… il tifoso vero e proprio è dentro, ma alla fine riesci a comportarti in maniera professionale e intelligente.

Dal dilettantismo al professionismo hai potuto constatare molte differenze, quali sono?

Partimmo con Antonio dopo la mancata iscrizione nella stagione 2011/12 del Siracusa Calcio, quindi la stagione successiva ci siamo resi disponibili per la creazione del Città di Siracusa in terza categoria. Fra i dilettanti e il professionismo ci sta un vero abisso. Al livello gestionale… con molti più compiti dalla biglietteria online, la campagna abbonamenti online, ci sono figure in più e molte più responsabilità. Anche al livello di conoscenze, nel professionismo, hai la fortuna di incontrare società e squadre come Lecce e Foggia…

Quali insegnamenti hai tratto per il futuro da questa esperienza?

Tantissimi, sia al livello lavorativo che personale. Lavorare a contatto con grandi società, con staff e soprattutto piazze importanti per rappresentare la propria città; fa crescere su tutti i fronti. Cresce anche la pazienza perché non è mai semplice gestire le cose.

Quindi hai perso la pazienza qualche volta…

Eh capita, sarei un bugiardo a dire di no. Anche li, però, bisogna sapersi trattenere. Non è semplice come le partite quelle sentite, con lo stadio pieno sia in casa che in trasferta… in quei momenti la tensione e l’adrenalina gioca un ruolo fondamentale.

Adesso siamo tornati nel dilettantismo, la squadra inizialmente faticava ma a Gennaio le cose sono andate meglio… come stai vivendo questo ritorno tra i dilettanti?

E’ vero, non abbiamo iniziato come ci si aspettava, ma è anche vero che abbiamo iniziato tardi. Con il lavoro della società siamo riusciti a creare una squadra con un grande mister e ragazzi strepitosi, nella prima parte abbiamo fatto il possibile. Nella seconda parte della stagione abbiamo fatto il salto di qualità, recuperando il distacco dalla vetta. Il merito va a Scifo che non ha mai mollato e ci ha creduto. Un primato che si merita a pieno.

La sorpresa in assoluto è stato il Megara Augusta…

Inizialmente le accreditate erano Siracusa e Pozzallo, ma è anche vero che l’Augusta ha una squadra importante con un campo difficile. Una squadra che resta lì in vetta con un testa a testa contro squadre come Pozzallo e Siracusa è una realtà dei fatti.

Il Siracusa ha la promozione in tasca, ma è mancato e manca il sostegno dei tifosi, togliendo ovviamente i più appassionati che, nonostante la categoria, non hanno rinunciato a seguire la squadra… Antonio ha detto che servono solo i risultati, vuoi aggiungere qualcosa?

Non sappiamo come possa finire il campionato, ancora attendiamo risposte dalla LND. Per il resto Antonio ha detto una cosa giusta, per riportare il tifoso allo stadio ci vogliono i risultati; ma anche con una cosa importante: la prospettiva.
Lo stadio vuoto o con poca gente è brutto da vedere; vivere le partite da dentro il campo ti fa rendere conto dell’enorme potenziale che ha questa Piazza. Siracusa merita molto di più.

Prima di avere una prima squadra bisogna avere un grande settore giovanile. Fino a qualche anno fa si era creato qualcosa di importante… ora bisogna ricostruirlo, come procederà la società?

Sicuramente il settore giovanile è fondamentale per una società, ti permette di creare qualcosa di importante in prospettiva futura. Facendo un esempio esagerato, il settore giovanile dell’Atalanta è importantissimo creato piano piano, che oggi porta risultati importanti sia in prima squadra, che nelle giovanili. Un esempio da seguire perché è la base fondamentale per fare bene.

Scherziamo un poco… quante te ne hanno combinate con la tua “Pandina”?

(ride tanto)… ben due volte… sono due scherzi che ti portano a ricordi bellissimi. Il primo è quando abbiamo vinto il campionato di eccellenza in quella maniera rocambolesca dove gli amici miei salirono sulla povera Panda, il secondo l’anno seguente dopo il ritorno da Rende festeggiarono sulla povera Pandina come se fosse una sorta di rito che portava fortuna.

Sono cresciuto con molte persone di tutti i settori andando allo stadio fin da piccolo, non metto da parte l’amicizia solo perché lavoro nel Siracusa Calcio. L’amicizia ci sarà sempre e sarà sempre fondamentale. Molti rapporti sono nati grazie allo stadio e sono felice di avere tutto questo con gli amici e con i tifosi. Come dicevo per me la loro amicizia è troppo importante.

Gli amici sulla povera Pandina

A proposito di amicizia, Antonio è stato abbastanza diplomatico nel vostro rapporto, tu sai dirmi qualcosa in più?

Penso che abbia detto tutto, ci siamo conosciuti da tifosi prima e poi collaborando in terza categoria. Ci siamo presi tante soddisfazioni. Qualsiasi cosa è accaduta l’abbiamo sempre affrontata, che siano idee diverse o altro, ci siamo detti tutto in faccia. Abbiamo un’amicizia che va al di là del semplice rapporto professionale, insieme ne abbiamo passate tante.

Lui ha detto che era il talismano di Tomei, tu invece?

Non ci sta uno preciso… parlando di rapporti con i giocatori sono soprattutto con Spinelli e Giordano, sono amici veri anche fuori dal campo di calcio. Mi sento con Lele Catania, Turati, Toscano e tanti altri… lavorare nella squadra che ami è un sogno… sono stato fortunato nel lavorare a fianco di persone e professionisti come Laneri, con il mister Sottil e Bianco e con il secondo Cristaldi. Anche con Fichera, il segretario che venne in Lega Pro, un vero professionista da cui ho imparato tantissimo oltre ad essere una bravissima persona. Devo crescere tanto e devo ancora imparare tante cose… non posso non nominare il buon Luca Parisi, persona fantastica ed infine il direttore Simona Marletta con cui ho lavorato anche anni fa e lavoro tutt’ora. Un ricordo particolare va a dei ragazzi, una vera famiglia con cui ho lavorato e sono legato ancora oggi… come Occhipinti, i fratelli D’Aquila e tanti altri… Ho imparato anche da Graziano Urso, il preparatore dei portieri… persona unica e indimenticabile che mi ha insegnato molto, un amico e una figura importante.

L’ultima domanda, forse quella più importante… pensi che adesso abbiamo più possibilità, non dico di arrivare in alto, ma almeno di avere una continuità storica?

Lo spero con tutto il cuore, il tifoso ha bisogno di questo, di una cosa che duri nel tempo e lo renda felice. Quindi lo spero veramente con tutto il cuore.

 

Ringraziamo Giovanni Abela per la disponibilità e la simpatia durante l’intervista

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