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Jekyll – Lo sceneggiato del racconto di R. L. Stevenson

Jekyll – Lo sceneggiato è liberamente tratto dal racconto di R. L. Stevenson. E’ la storia del professor Henry Jekyll e della sua controparte malefica, Edward Hyde. Essa ècreata in laboratorio a seguito di un esperimento genetico. L’intenzione di Jekill è quella di isolare la parte cattiva (Hyde) da quella buona (Jekyll). Il suo scopo è quello di permettere che una sola persona possa seguire due strade completamente opposte, e realizzarsi in entrambe. Disgraziatamente Hyde prende il controllo di Jekill, commettendo ogni sorta di nefandezza.

 

Rispetto alla originaria società vittoriana, Giorgio Albertazzi (qui nella doppia veste di regista ed attore) ambienta questa singolare trasposizione del racconto di Stevenson in epoca moderna. Un’epoca condizionata dai continui progressi scientifici e dal continuo evolversi del tessuto sociale. Infatti l’opera è ambientata nello stesso anno della produzione, ovvero il 1969.

Non a caso sono presenti molti riferimenti al movimento hippie, che ebbe la sua massima espressione nei tardi anni Sessanta ed all’inizio degli anni Settanta. Questo movimento sembra quasi trovare la sua ideale, anche se accennata, collocazione nel quadro generale immaginato dal regista. Infatti non si trattò di un movimento culturale vero e proprio, dotato di propri leader e di un manifesto. Tuttavia molti hippies ebbero uno stile di vita nomade o all’interno di una comunità, rinunciando alla tradizionale vita borghese. Essi si opposero soprattutto alla Guerra del Vietnam, abbracciando aspetti di culture religiose non tradizionali e criticando i valori della classe media occidentale.

 

Come per Jekill ed Hyde, il regista sembra voler evidenziare il duplice tessuto sociale della sua epoca. Ed è anche per questo che l’ossessionante, ritmica, ipnotica e cadenzata colonna sonora, a tratti soffocante, è controbilanciata da melodie semplici, innocenti, ariose e tipicamente beat degli anni sessanta. La purezza e l’innocenza cristallina ricercata da Jekill risiedono in quella semplicità ed ingenuità che i giovani di allora, reduci dal 1968, cercavano di carpire, afferrare e propagandare.

Di contro la crudeltà “pura” e manifesta di Hyde. Una crudeltà fine a se stessa, senza scopo. Niente ricerca di denaro o potere, solo crudeltà. E Albertazzi, che interpreta entrambi i protagonisti, trasmette entrambe queste pulsioni. Con facilità stupefacente passa dal mite Jekyll al perfido Hyde. Infatti, sé nel racconto originale i due personaggi sono fisicamente diverse (Hyde è più basso di Jekyll, ed è anche zoppo), Albertazzi non cambia il suo aspetto. I due sono la faccia della stessa medaglia, identici eppure diversi.

Di particolare bellezza ed efficacia fu la sigla di chiusura della quarta ed ultima puntata dello sceneggiato.

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