Sono bastati ventiquattro giorni. Meno di un mese per riscrivere la storia del botteghino italiano e compiere un sorpasso che, fino a poche settimane fa, sembrava impensabile. “Buen Camino”, il fenomeno cinematografico del 2025, è ufficialmente il film con il maggiore incasso di sempre nella storia del box office italiano.
La corsa della pellicola è stata inarrestabile. Con un incasso complessivo di 68.823.069 euro, il film ha superato sul filo di lana il precedente detentore del record, il kolossal di James Cameron “Avatar” (2009), che resisteva in vetta da ben sedici anni con 68.675.722 euro. Scivola al terzo posto, seppur di poco, lo stesso Checco Zalone con il suo “Quo vado?” (2016), fermo a 65,3 milioni di euro.
L’economia del “sorpasso”: prezzi più alti, meno biglietti
I numeri, tuttavia, vanno letti e interpretati. Se il primato economico è indiscutibile, una lettura più approfondita dei dati Siae e Cinetel svela le trasformazioni profonde del mercato dell’intrattenimento. “Buen Camino” è il film più ricco di sempre, ma non il più visto degli ultimi decenni.
Il record, infatti, è figlio dell’aumento del costo medio del biglietto avvenuto negli ultimi quindici anni. Mettendo a confronto i tre titoli del podio finanziario, emerge un paradosso evidente:
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Buen Camino (2025): 68,8 milioni di incasso con 8.562.320 spettatori.
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Avatar (2009): 68,6 milioni di incasso con 9.629.610 spettatori.
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Quo vado? (2016): 65,3 milioni di incasso con 9.368.154 spettatori.
Il nuovo primatista, dunque, ha incassato di più portando in sala oltre un milione di persone in meno rispetto ad Avatar. È la fotografia di un cinema che è diventato un’esperienza “premium”, capace di estrarre più valore dal singolo spettatore, ma che fatica a replicare la capillarità di massa dei decenni scorsi.
Il dato che lascia più sbalorditi non è solo la cifra finale, ma la velocità con cui è stata raggiunta. Buen Camino ha macinato milioni con una media giornaliera senza precedenti, testimoniando una voglia di “sala” che il pubblico italiano non manifestava con tale veemenza da anni, ma il film ha incassato di più facendo meno spettatori. Questo paradosso — incassare di più con meno pubblico — è lo specchio dell’economia moderna del cinema, dove il prezzo maggiorato (complici formati premium, sale di lusso e inflazione generale) permette di raggiungere cifre record con una base di utenza leggermente inferiore rispetto ai blockbuster del decennio scorso.
I giganti irraggiungibili del passato
Per comprendere quanto sia cambiato il ruolo del cinema nella società italiana, bisogna però guardare ancora più indietro, a un’epoca in cui la sala non aveva la concorrenza dello streaming, dei social media o della pay-tv.
Nella classifica “reale”, quella dettata dal numero di biglietti venduti, i record odierni impallidiscono di fronte ai mostri sacri del Novecento. Il podio storico degli spettatori rimane un miraggio irraggiungibile per qualsiasi produzione moderna:
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Il dottor Živago (1965): 22,9 milioni di spettatori.
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Il padrino (1972): 21,8 milioni di spettatori.
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I dieci comandamenti (1956): 16,8 milioni di spettatori.
Per dare un termine di paragone, per eguagliare il successo popolare de Il dottor Živago, “Buen Camino” avrebbe dovuto vendere quasi il triplo dei biglietti attuali.
Nonostante i distinguo statistici, il successo di “Buen Camino” resta una notizia straordinaria per l’industria. Portare 8,5 milioni di italiani al cinema in meno di un mese, nel 2025, è un’impresa titanica. Dimostra che, quando il prodotto tocca le corde giuste, il grande schermo conserva una magia e una capacità di aggregazione che nessun algoritmo domestico potrà mai replicare.
È un cambio della guardia epocale, che ridisegna il podio dei maggiori incassi della storia del nostro Paese (senza calcolare il tasso d’inflazione) e fa scivolare al terzo posto l’ex campione nazionale, Checco Zalone. Il suo Quo vado?, che nel 2016 sembrò riscrivere le leggi della fisica cinematografica con 65.365.676 euro, deve ora accontentarsi della medaglia di bronzo.
Se si allarga lo sguardo alla storia del cinema nel nostro Paese, uscendo dalla logica puramente monetaria per abbracciare quella della partecipazione popolare, le cifre odierne impallidiscono. Esiste una classifica parallela, quella degli spettatori assoluti, che racconta un’Italia diversa, dove il cinema era l’unica, grande finestra sul mondo, priva della concorrenza di streaming, internet e pay-tv.
Un segnale di vitalità: la sala attrae ancora lo spettatore
Al netto delle necessarie contestualizzazioni storiche ed economiche, il risultato di “Buen Camino” resta una notizia straordinaria per l’industria audiovisiva. In un’epoca dominata dalla fruizione domestica e frammentata, riuscire a mobilitare 8,5 milioni di italiani in meno di un mese non è cosa da poco. Il film ha dimostrato che la “sala” non è un luogo del passato, che ormai è diventato fuori moda, ma uno spazio ancora capace di creare eventi collettivi imprescindibili. Avatar abdica dopo quasi due decenni, e il box office italiano ha un nuovo parametro di riferimento: l’asticella è ora fissata a 68,8 milioni. La caccia al prossimo record è già aperta.


