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I giorni al Faito doc Festival, il festival del cinema documentario, con la direzione artistica di Turi Finocchiaro e Natalie Rossetti continuano a trascorrere pieni di cinema, musica ed arte.

Il festival del cinema documentario, quest’anno alla sua settimana edizione con il tema dell’empatia, sta ospitando registi provenienti da ogni parte del mondo con i propri documentari, consolidando l’equipe a livello del tutto internazionale.

Il tema dell’empatia si aggirare in maniera sottile e velata tra quelli che sono i documentari, in concorso e non, tra internazionali e Campania doc. Amore, speranza, forza e coraggio, attori sul grande schermo, allestito presso la “La Lontra” in Faito, tutti minuti di grande tensione e coinvolgimento per i “magnifici sette” giurati che domani dovranno portare sul podio il regista vincitore.

 

L’Accademia delle Belle Arti di Napoli, istituzione guida per lo studio e la pratica delle arti a Napoli e nel Meridione d’Italia fin dalla fondazione alla metà del Settecento, ha preso parte al Faito doc festival come partner in “mode” del tutto attivo, dimostrando quanto di bello possa vivere tra il verde di una montagna e quanta arte si aggira tra una pellicola cinematografica. Parte dell’equipe firmata dall’arte, diretta dal prof. Enzo Palumbo, ha affascinato il pubblico tra la faggeta con una dimostrazione empatica, il giusto equilibrio tra l’essere umano e la natura.

L’evento abbraccia anche i più piccoli, i responsabili del Faito Giovani 2014, Benjamin Eppe, Fabienne Van Den Driessche e Bénédicte Rossetti, sono riusciti a coinvolgere un ingente numero di bambini, che oscillano da un’età di 4 a 12 anni, per far vivere loro emozioni attraverso un “lavoro dei paesaggi” attraverso la musica e la poesia. Questa iniziativa intende avvicinare i giovani fra di loro e al concetto esistenziale dell’empatia, sviluppando inoltre competenze tecniche ed artistiche.

Lo location sta ospitando un evento che dal 2007 coinvolge centinaia di registi a competere e collaborare per far conoscere il cinema documentario anche a 1.400 metri d’altezza.

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A proposito dell'autore

Un pizzico di arte, una soffiata di teatro, colori di moda e un bicchiere di vino. Ingredienti giusti per garantire affidabilità e passione di Clemente Donadio. Un giornalista che segue le riga di Oscar Wilde e si fa trasportare dal senso estetico di Gabriele D’Annunzio. Un amante delle camicie di Armani e delle passerelle della moda. Giornalista della propria città, si affaccia al mondo della moda con passione e audacia, cercando nel particolare la grande bellezza e lo stile raffinato. Intraprendente critico, è alla continua ricerca di forma estetica anche nel mondo della fotografia e tra il sipario di un teatro. Il tutto si può riassumere in un aforisma di Wilde: “Si dovrebbe essere un’opera d'arte, o indossare un'opera d'arte”.

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