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Fabio Mazzari si è raccontato in un’intervista esclusiva: dalla crisi di cinema e teatri per l’emergenza sanitaria ai nuovi progetti di lavoro

Fabio, è terminato un 2020 a dir poco difficile: cosa ti ha lasciato quest’anno complicato?

Quest’anno terribile, cupo, inesorabile, come una maledizione biblica mi ha lasciato un buio e un dolore insostenibili. Mi ha portato via mia moglie Silvia ( non a causa del Covid ). Silvia con la quale ho diviso 55 anni di vita, Silvia che era davvero per me, come si diceva ai miei tempi, ” l’altra metà del cielo “, Silvia che sapeva dare a ogni mio giorno il senso della vita e dello stare insieme con un sorriso. Da quando lei non c’è più, io cammino in un enorme vuoto, dove non sento nemmeno i miei passi. Ecco, questo purtroppo mi ha lasciato il 2020

La pandemia di questi mesi ti ha cambiato come uomo?

Per la verità non mi ha cambiato molto. A parte il fatto che io, come ho già avuto modo di dire sono sempre stato un attore ” casalingo “, uno che ha passato molte serate in casa ( quando non facevo prove di teatro ). A parte questo, il 2020 l’ho passato prendendomi cura di mia moglie, che si è aggravata all’inizio del primo lockdown.Uscivo di casa solo per fare la spesa e comprare le medicine per lei. Per me la pandemia è stata soprattutto un incubo mediatico. Anzi devo dire che mi permesso di stare più vicino a Silvia. Tranne l’ultimo periodo, quando l’hanno ricoverata in ospedale e io non potevo andarla a trovare. Questo è stato terribile.

E come professionista, è cambiato il tuo lavoro?

Beh, in questo campo si, qualche cambiamento c’è stato. Avrei dovuto interpretare un episodio di un fim diretto da Luca Guardabascio, di forte impatto sociale. Poi avrei dovuto condurre a Eboli uno stage su Shakespeare, con la mia lettura conclusiva di alcuni dei più celebri monologhi. Infine ero in attesa di una risposta, da parte di un importante teatro, riguardo a un testo scritto da me. La storia di due ladri nella stessa cella. Tutto questo è rimasto in standby, per via del virus.

Sei tornato sul set di recente per lavorare a qualche nuovo progetto?

Si, proprio in questi giorni sto girando un film in Liguria. Il titolo è “Stilema “, prodotto da Cesare Geremia Giromini, per la regia di Roger Fratter. La protagonista femminile , è Valentina Di Simone. Io sono invece il protagonista maschile un anziano scrittore un po’ decadente e raffinato, che ha con lei una grande storia d’amore. Un personaggio diverso da quelli che ho fin qui interpretato ( soprattutto diverso da Alfio Gherardi ) ma proprio per questo affascinante e stimolante.

Pensi che siano state eccessive le chiusure di teatri e cinema?

Si, lo penso. Penso che, con le necessarie garanzie di rispetto delle norme ( distanziamento sociale, protezione, igienizzazione degli ambienti, etc.) e con accurati controlli ( come avviene per i supermercati e i ristoranti ), eventualmente anche al termine dell’evento, si sarebbe potuto consentire l’accesso alle sale teatrali e cinematografiche. Magari con un numero limitato di spettatori e aumentando il numero di rappresentazioni, per evitare il rischio di assembramenti. Così invece, due settori che già erano in crisi ( soprattutto il teatro) sono stati messi definitivamente in ginocchio.

L’intero settore è in crisi: come se ne potrà uscire?

Come ho già detto ( e purtroppo non sono certo io a scoprirlo) il teatro e anche il cinema sono da tempo in crisi. Indubbiamente il trionfo del web ha contribuito enormemente a questa stato di cose e in proposito sono state pubblicate molte analisi e interpretazioni. Molto più autorevoli ed esatte di quanto non possa fare io. Per quanto riguarda il teatro, dal momento che la visione in streaming è per me un puro controsenso vanificante, io credo che si debba cercare di trovare nuove dimensioni. Tornare, il più possibile, in mezzo alla gente, magari nelle strade, nelle piazze, nei luoghi di aggregazione ( una volta usciti dall’emergenza ). Perché no, anche nelle case. E soprattutto ( credo che il discorso valga anche per il cinema ) approdare finalmente alla scuola. Dove sia possibile finalmente far conoscere i testi, non solo dal punto di vista letterario, ma anche dell’allestimento, della regia, della scenografia, dell’interpretazione.
Per il cinema credo valga un po’ lo stesso discorso. Dal momento che si è persa progressivamente la sala, come luogo di condivisione di emozioni, come fatto sociale, collettivo, forse anche qui sarà necessario riportare il cinema fra le gente. Proiezioni pubbliche, magari gratuite, arene estive, come una volta. Riproporre, perché no, anche i cineforum, che in passato hanno creato generazioni di spettatori. E anche qui, cercare l’approccio con la scuola, sollecitando l’intervento delle istituzioni e dei governi.

Da artista teatrale: quanto ti manca il contatto diretto con il pubblico?

Il teatro è un evento “live “, vivo, fisico, corporeo, irripetibile e mutevole, pur nella ripetizione . È un momento di comunicazione e condivisione diretta fra attori e spettatori, un rito che trova le sue radici nell’antichità, fra religione e magia. La presenza degli spettatori è lo specchio in cui l’attore proietta la propria immagine e la propria voce, si osserva e si ascolta. È naturale che un attore senta il richiamo del pubblico vivo e presente, avverta le sue reazioni, anche ( e soprattutto ) i suoi silenzi. Per me poi, che nel mio spazio Zazie, avevo gli spettatori a distanza non di metri, ma a volte di centimetri, il pubblico in sala è un’ attrazione irresistibile.

Quali film consigli di guardare da casa in questa fase di emergenza sanitaria?

Confesso che da tempo non vado al cinema ( vista anche la situazione) e nemmeno in TV sono riuscito ad aggiornarmi, dal monento che ero concentrato sopratutto sulla salute di mia moglie. Quindi suggerirei di rivedere ( o vedere per la prima volta ) alcune opere o momenti del cinema del passato, che ritengo debbano essere riproposti. Come ad es. TUTTO il cinema di Antonio Pietrangeli, un maestro sempre da riscoprire. Oppure, venendo ai nostri giorni, un’ occasione preziosa può essere la visione degli Shakespeare portati sullo schermo da Kenneth Branagh, classici e modernissimi al tempo stesso. Così diamo una mano anche al teatro. Poi quel meraviglioso omaggio al cinema fantastico ( anche in 3D ) fatto fa Scorsese che è ” Hugo Cabret ” poeticissimo e spettacolare. Ancora il docu-film, per me affascinante, di Wenders sul teatro-danza di ” Pina” Bausch artista immensa. Per rivivere un momento tragico e mai chiarito della nostra storia recente ” Romanzo di una strage ” di M.T.Giordana, sulla strage di Piazza Fontana, la strategia della tensione e l’inizio degli anni di piombo. Attori bravissimi. Per avere invece un ritratto geniale ed esilarante, nella sua amarezza, della disoccupazione “qualificata ” di questi anni, consiglio la trilogia di ” Smetto quando voglio ” di S.Sibilia, imperdibile. Un film che mi ha sorpreso per l’ intensità drammatica e per l’intelligenza dell’ intreccio è ” Il permesso ” di Claudio Amendola, regista e interprete. Per me molto bello. Potrei e dovrei andare avanti, i fims sarebbero tanti ( ad es. TUTTI quelli di Ingmar Bergman, soprattutto i primi..ma forse in periodo di pandemia meglio la commedia italiana, come TUTTO Monicelli o Risi o Germi..). Oggi comunque credo che le cose migliori si possono trovare nelle serie. E qui c’è solo l’imbarazzo della scelta. Personalmente, oltre ovviamente al ” Trono di spade “, non posso fare a meno di dichiarare il mio innamoramento, comune a tutto il mondo, per ” La casa di carta “, di cui aspetto con ansia la 5 edizione. Buon divertimento e buona visione.

Pensi che ormai lo streaming rischi di spazzare via del tutto i cinema tradizionali?

In qualche modo credo di aver già risposto a questa domanda. Si, purtroppo lo streaming sta sostituendo ( e ormai lo sto facendo anche con la TV..) il cinema, e già da prima della pandemia. E questo , lo ripeto, è grave per il cinema, ma soprattutto per gli spettatori, cioè per gli individui, per noi. Perché il cinema significava e significa, anche questo va ripetuto, una condivisione comune di emozioni e sentimenti ( si ride, si piange, si ha paura tutti insieme contemporaneamente) e quindi un fenomeno profondamente sociale. Lo streaming invece significa, di per sé, una visione individuale, privata, solipsistica. Significa isolamento, chiusura, autoreferenzialita’. Il contrario esatto del cinema e della sua funzione. Ma questa è oggi la realtà, e lo sarà sempre più.

 

Ti vedremo prima o poi di nuovo in televisione?

Cara Patrizia, sinceramente non so rispondere a questa domanda. O meglio posso risponderti che difficilmente tornerò in TV ( almeno in tempi brevi ). Per tante ragioni, per anni ho chiuso la porta a quel mondo. Ho rifiutato alcune proposte che non mi interessavano, ho avuto problemi di salute che mi hanno tenuto lontano dai set e infine mi sono intestardito a cercare di realizzare progetti miei, scrivendoli e cercando produrli, convinto che un attore debba diventare imprenditore di sé stesso. Questo poi è ambiente che non perdona, gli amici di ieri ( a parte qualche eccezione) sononi primi a voltarti le spalle. E quindi sto ricominciando adesso, dopo anni, a riaffacciarmi, sperando che la pandemia non mi blocchi la ripartenza, come fece la crisi del 2008, quando, dopo la fine di VIVERE, avevo tre ruoli da protagonista in tre film, ma Lehmann & Brothers pensarono bene di mandare all’aria tutto.

Speranze e progetti per il 2021?

Beh, intanto spero che il film, che sto girando in questi giorni ” Stilema “, abbia i riconoscimenti che merita e che possa presto essere distribuito. Poi spero che un mio testo teatrale, di cui ho già parlato ( due ladri in una stessa cella..) trovi sbocco presso un importante teatro italiano, cui l’ho mandato. Spero anche di riuscire, in qualche modo, a realizzare un film ( o fiction ) di genere noir, che ho scritto tempo fa. Infine sto pensando a un monologo teatrale per me, in cui un celebre personaggio della mitologia si racconta da vecchio. Insomma, progetti molti e certezze poche. Ma questa è la vita dell’ attore. Un abbraccio a te e ai tuoi lettori.

Patrizia Gallina

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