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Favolacce – Fa molto caldo nell’estate delle villette a schiera di Spinaceto, periferia romana in cui diverse famiglie appaiono imprigionate e insoddisfatte del proprio tenore di vita. Ne risentono ovviamente anche i più piccoli, penalizzati da interazioni sociali povere e sporadiche e che finiscono per rispondere in maniera drammatica a questa situazione.

Più che a una storia narrata in maniera classica siamo davanti all’insieme di favolacce del titolo, che suturano tra loro diversi quadri a sé stanti in un intreccio nero dove né genitori né docenti riescono a trasmettere qualcosa di edificante ai bambini. Grandi e piccoli assistono inermi alla distruzione di ogni punto di riferimento valido, in una realtà non troppo lontana ma che rimane comunque surreale

Favolacce, recensione

Con questa loro secondo opera dopo “La terra dell’abbastanza” i giovani gemelli D’Innocenzo hanno conquistato un Orso d’argento per la sceneggiatura a Berlino. I diversi fili narrativi incastrati uno dentro l’altro si focalizzano tutti sul rapporto dei ragazzini con i propri genitori e sulla socialità al di fuori delle pareti domestiche. La periferia domina nel suo isolamento, meno degradata rispetto all’universo del “Dogman” di Matteo Garrone alla cui sceneggiatura anche i D’Innocenzo misero mano, ma con un elevato grado di aberrazione umana. Se in queste famiglie ricche di conflitti e disagi i registi intendono individuare una metafora della società il film appare pretenziosetto, pur se dai contorni volutamente esasperati. Sarebbe un ritratto grottesco e posticcio come le risate visibilmente finte di diversi personaggi, riprese con la bocca in primo piano.

Le favolacce dolenti dei D’Innocenzo disegnano scenari certamente suggestivi, rappresentati con l’ottima fotografia di Paolo Carnera ma con tempi dilatatissimi, densi di alienazione e battute in romanesco talvolta oltre il limite del comprensibile. Le scene più dure sono riprese da lontano, come quando un bambino rischia di soffocare con un pezzo di carne, o in fuori campo, come quando sempre lui viene malmenato dal padre. Restano impresse a fine visione immagini potenti come quella del latte materno usato per farcire un biscotto e quella di Elio Germano (volto più noto e che primeggia insieme a quello di Barbara Chichiarelli) che si rilassa in un mare melmoso. Tra pidocchi e piscine gonfiabili che per i protagonisti sembrano l’Eden colpisce anche la scena del genitore che fa guidare suo figlio ampiamente minorenne urlando compiaciuto: “Sei uguale a me!”. Non ci sentiamo di gridare come tanti altri al miracolo del cinema italiano ma per il livello medio dei nostri autori i fratelli D’Innocenzo si confermano tra i fenomeni più interessanti da tenere d’occhio.

“Favolacce” è disponibile dall’11 maggio on demand su Chili, Google Play, Rakuten Tv, Infinity, Tim Vision, CG Digital e Sky.

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