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Fleabag – Tra dramma e commedia dal sapore fortemente inglese, la serie firmata Prime Video è un piccolo gioiello che va controcorrente e conquista sin dal primo episodio.

Fleabag, trama

Nel mare magnum dell’offerta di serie che si amplia a dismisura mese dopo mese c’è un prodotto davvero originale e degno di nota, disponibile su Prime Video in due stagioni. Co-prodotta proprio dagli Amazon Studios, “Fleabag” nasce dal testo teatrale di Phoebe Waller-Bridge, che impersona anche la protagonista che vive a Londra e gestisce una caffetteria aperta con la sua migliore amica morta in un incidente. Non sapendo come incanalare il dolore e l’amore anche per la madre defunta si prodiga in un’alquanto vivace vita sessuale. Solo il prete (Andrew Scott) di cui si innamorerà si accorgerà delle sue momentanee assenze, del suo continuo sguardo in macchina che infrange ripetutamente la quarta parete e del suo rivolgersi direttamente allo spettatore. Il nome di entrambi non viene mai pronunciato e lo stesso “fleabag” è solo un soprannome traducibile in italiano come “sacco di pulci”. Pasticciona, politicamente scorretta, scurrile, sfacciatamente sincera, allergica alle relazioni stabili, Fleabag ha un’amata-odiata sorella avvocato (Sian Cifford) e un rapporto conflittuale con la donna che suo padre (Bill Paterson) sposerà (un’eccezionale Olivia Colman).

Recensione

Nell’arco dei dodici episodi i sistematici sguardi in camera possono sembrare anche troppi ma la sceneggiatura riesce ad evitare ogni banalità chiudendo la vicenda senza uno scontato lieto fine. Il grande divertimento viene procurato da situazioni spiazzanti e surreali, capaci di rompere diverse convenzioni alle quali lo spettatore abituale di serie è solitamente disposto a sottostare. Ampio spazio viene dato allo stesso tempo anche a riflessioni dense, all’elaborazione dei traumi della vita e dei sensi di colpa. La leggerezza, una scrittura brillantemente sopra le righe e la bravura d’attrice della Waller-Bridge rappresentano gli ingredienti che più degli altri hanno portato “Fleabag” al successo unanime di pubblico e critica.

Il colpo di coda vincente viene dato dal personaggio del prete, che aiuta a disegnare una storia d’amore complessa e per nulla scontata. I dialoghi migliori dell’intera serie sono proprio quelli tra i due e dimostrano ancora una volta quanto si possa fare commedia anche in maniera profonda. La regia di Harry Bradbeer lascia gradevolmente trasparire la matrice teatrale della storia, che ci porta dentro la vita di una donna fragile, imperfetta come tutti noi, sincera e viscerale.

Non è un caso che questa serie, composta da puntate dalla giusta durata di circa 25 minuti, abbia conquistato quattro Emmy Awards (miglior serie commedia, miglior attrice protagonista, miglior regia e miglior sceneggiatura) e anche due Golden Globe Awards (miglior serie commedia e miglior attrice). La Waller-Bridge, per la quale si sono aperte le porte del grande cinema con “Solo: A Star Wars Story” e con la correzione della sceneggiatura del prossimo film di James Bond “No time to die”, dopo due stagioni considera ad ogni modo chiusa almeno per ora la saga di “Fleabag”, che in effetti sembra aver esaurito la sua parabola pur chiudendo i battenti ancora sulla cresta dell’onda.

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