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La vita straordinaria di David Copperfield – Alla sua nascita nel bel mezzo della rivoluzione industriale inglese David Copperfield (Dev Patel) non ha già più il padre. Dopo un po’ la madre (Morfydd Clark) sposa l’odioso Mr. Mudstone (Darren Boyd) che ancora bambino lo manda a lavorare nella sua fabbrica di bottiglie. David è un bambino mansueto, che parla in maniera forbita anche quando incassa atti di bullismo nei suoi confronti. Poi però la madre muore e qualcosa in lui scatta, facendogli reclamare a gran voce di meritare di più. Si trasferirà allora dalla zia Betsey (Tilda Swinton), ricca fin quando le sue fortune non girano diversamente. A risolvere tutto e a dare a David un posto nel mondo sarà il suo talento di scrittore nel raccontare le vicende che ha attraversato.

La vita straordinaria di David Copperfield, recensione

Evidenziamo in primo luogo un certo coraggio in questa operazione che si propone di raccontare una storia tutt’altro che lieta con toni da commedia. Il celebre romanzo di Charles Dickens si occupava in maniera autobiografica 170 anni fa di differenza di classi e sfruttamento minorile e riesce a mantenersi ancora oggi più che degnamente attuale. Il regista scozzese Armando Iannucci firma la sceneggiatura con Simon Blackwell e si diverte a giocare con il mezzo cinema, con il casting etnologicamente variegato e con il racconto nel racconto costellato di alcune trovate brillanti. Parte da un teatro e chiude in un teatro, passando talvolta di scena in scenda attraverso transizioni che squarciano l’immagine come fosse un fondale.

È chiaro ben presto che l’obiettivo del protagonista è diventare uno scrittore e che di ostacoli sulla sua strada ce ne sono diversi. Ma nella parabola, anche se ben ritmata, manca una certa tensione nel percorso verso l’obiettivo stesso. Il film si lascia andare spesso a brevi divagazioni, a fugaci percorsi secondari prima di ritornare sulla strada maestra e questo non favorisce il suscitare di un interesse sempre al livello ottimale.

Ad ogni modo quella del comico scozzese Iannucci resta un’opera che innova nel rivisitare con rispetto un classico della letteratura. E non è poco. Ennesima ottima prova di Dev Patel, con un Hugh Laurie (protagonista della serie “Dr. House – Medical Division”) anch’egli sugli scudi. Ma uno dei punti forti resta l’intero novero degli attori principali, con personaggi sopra le righe e più di una scena corale di buona resa.

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