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Napoli – Il Museo Madre apre la mostra dedicata al regista napoletano, Mario Martone, per ripercorrere 40 anni tra teatro, cinema, opera lirica e azioni performative. L’allestimento riprende lo spettacolo teatrale “Ritorno ad Alphaville” del 1986. Nella sala buia si troveranno 36 sedie girevoli, ognuna collegata con delle cuffie audiovisive per la proiezione del film esclusivo. Lo spettatore potrà così orientare la propria attenzione girando la seduta per seguire alternativamente l’andamento delle proiezioni del film e cogliere, oltre che le singole immagini, anche le possibili connessioni visive o tematiche fra di esse.

Le dichiarazione di Mario Martone per l’evento a lui dedicato:

”Ogni mio lavoro nasce da una tabula rasa e per questo ognuno è così diverso dall’altro. Ma c’è un processo che li collega e li unifica tutti, un fluire dell’esperienza che da mia personale si fa collettiva, che in questa mostra è possibile cogliere per la prima volta nel suo insieme. Per me è molto significativo che questo accada in un museo di arte contemporanea come il Madre, perché ho sempre guardato agli artisti Fluxus (da John Cage a Joseph Beuys) come a un grande esempio di libertà e di vitalità”

Il progetto è stato realizzato con la partecipazione della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il contributo di Regione Campania.

Mario Martone, la biografia

Regista e sceneggiatore cinematografico italiano, Mario Martone è nato il 20 novembre del 1959 a Napoli. Cresciuto tra gli spettacoli teatrali, ha iniziato la sua carriera nel 1980 con diversi cortometraggi e nel 1992  ha debuttato al cinema con Morte di un matematico napoletano, in cui narra la storia di Renato Caccioppoli, uno scienziato dotato e pieno di talento ma incline ad un tormento interiore cronico che lo porta ad un drammatico suicidio. Dopo 3 anni ha realizzato il suo secondo lungometraggio L’amore molesto, tratto dal romanzo omonimo di Elena Ferrante e vincitore del David di Donatello e Teatro di guerra. Nel 1999 ha elaborato Una disperata vitalità, un documentario sulla poetica di Pasolini.

Dopo un altro breve documentario dedicato alla pittura, Caravaggio, l’ultimo tempo, ha lavorato in alcuni progetti più importanti della sua carriera: Noi credevamo (2010), storia di tre ragazzi meridionali coinvolti nella Giovine Italia contro i Borboni e Il giovane favoloso (2014)  dedicato alla vita di Giacomo Leopardi. Nell’autunno debutterà il suo ultimo film Capri: Batterie.

 

 

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