Interpretato da un magistrale Andrea Sartoretti, Claudio Sabatini — meglio conosciuto come il Bufalo — è senza dubbio uno dei personaggi più viscerali e indimenticabili della serie. È l’anima più irruenta della banda, un uomo che non conosce mezze misure e che, nonostante la violenza, riesce a toccare le corde del pubblico per la sua tragica lealtà.
Un destino legato al Libanese
Il legame tra il Bufalo e il Libanese è quasi sacro. La serie ci mostra le radici di questo rapporto fin dall’infanzia, quando insieme al Dandi formavano già un nucleo indissolubile. Per il Bufalo, il Libanese non è solo un capo, ma un fratello a cui giura una devozione eterna.
Il momento più emblematico di questo amore fraterno è il furto della bara: un gesto folle e disperato per salutare l’amico un’ultima volta, simbolo di un dolore che non troverà mai pace. Fino alla fine, anche da anziano, la sua identità rimarrà scolpita in quella frase iconica: “Io stavo col Libanese”.
Un carattere indomito e solitario
Il Bufalo è il braccio armato, l’attaccabrighe per eccellenza. Il suo temperamento difficile lo porta a scontrarsi con chiunque:
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Il Beato Porco: ucciso brutalmente dal Bufalo perché osava vantarsi (mentendo) dell’omicidio del Libanese.
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Satana: protagonista di un acceso diverbio che culminerà con l’eliminazione di quest’ultimo, segnando l’inizio dello sfaldamento della banda.
La nemesi: L’odio per il Dandi
Se per il Libanese prova devozione, per il Dandi il sentimento si trasforma in un odio viscerale. Il tradimento percepito e la diversa visione della vita e della malavita scavano un solco incolmabile.
Questo conflitto diventa il motore della seconda stagione:
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L’aggressione: Il Bufalo tenta di colpirlo sotto casa.
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Il carcere: Il rancore non si placa nemmeno dietro le sbarre, dove tenta nuovamente di raggiungerlo.
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La vendetta: Nonostante i tentativi del Dandi di comprare una pace impossibile, il Bufalo resterà coerente con la sua natura violenta e vendicativa fino alla resa dei conti finale.


