Se esiste un volto che incarna la ferocia e l’ambizione della malavita romana sul piccolo schermo, è quello di Pietro Proietti, meglio conosciuto come “Il Libanese”. Interpretato magistralmente da Francesco Montanari nella serie TV Romanzo Criminale, il personaggio del Libano non è solo un boss: è il sognatore sanguinario che ha trasformato una “batteria” di quartiere nel più potente impero criminale che Roma abbia mai conosciuto.
All’inizio, il Libanese è solo un piccolo delinquente con una rabbia antica e una visione che gli altri non hanno. Insieme alla sua batteria storica — composta dal Dandi, il Bufalo e Scrocchiazeppi — organizza il colpo della vita: il rapimento del Barone Rosellini.
Ma è qui che emerge il suo genio criminale. Invece di spartire il riscatto e sparire, Proietti convince i compagni a fare qualcosa di folle per l’epoca: investire la stecca nel mercato della droga. Grazie all’intermediazione del Puma e all’incontro decisivo con il Sardo, boss di Ostia, il Libanese dà vita a una struttura aziendale del crimine, dove tutti i proventi vengono messi in comune per conquistare la piazza.
La vendetta contro il Terribile e l’ascesa al Trono
Il cammino verso il potere assoluto trova però un ostacolo ingombrante: il Terribile. Vecchio boss della Roma bene, rappresentava l’ordine costituito della malavita. Per il Libanese, eliminarlo non era solo una necessità strategica, ma un conto aperto col passato.
Anni prima, per il furto di un’auto, il Terribile lo aveva punito brutalmente, ferendolo con un coltello e violentando la sua fidanzata davanti ai suoi occhi. La caduta del Terribile segna l’inizio del regno di Proietti: arrivano le auto di lusso, gli abiti di alta sartoria e il riconoscimento da parte dei poteri forti. La Banda si siede al tavolo con la Mafia, la Camorra e i Servizi Segreti deviati, diventando un pezzo di quel “puzzle” oscuro che ha segnato la storia d’Italia.
Il Leader travolto dagli eccessi
Il Libanese è il capo carismatico, l’unico in grado di tenere unite anime diverse e feroci come quelle del Dandi e del Bufalo. Tuttavia, il potere porta con sé la paranoia. Travolto dagli eccessi, dal gioco d’azzardo e da un senso di onnipotenza che lo isola progressivamente, il leader inizia a perdere il contatto con la realtà, vedendo traditori ovunque.
Il tramonto sotto la pioggia
La fine del suo sogno arriva in una delle scene più iconiche della serialità italiana. Sotto un diluvio torrenziale, alla fine della prima stagione, il Libanese viene assassinato. Quel corpo lasciato sul marciapiede segna non solo la morte di un uomo, ma la fine dell’unità della Banda. Senza la sua guida, la banda della Magliana non sarà più la stessa: inizieranno i sospetti, i tradimenti e quella lenta decomposizione che porterà ognuno dei componenti verso un tragico destino.


