Salvatore Maresca: “Punto ad un unico obiettivo, le prossime Olimpiadi” (Intervista)

Soprannominato Thor per la sua struttura muscolare, il ginnasta stabiese SALVATORE MARESCA lo scorso anno si è imposto ai Campionati Mondiali di Ginnastica Artistica conquistando la medaglia di bronzo agli anelli.

La sua è una storia di impegno, passione e sacrificio, ma anche di riscatto sociale. Il quartiere in cui è cresciuto è uno di quelli che danno poco scampo, uno di quelli in cui è più facile imboccare la strada sbagliata piuttosto che quella giusta. A cambiare il corso della sua vita è stata la palestra.

Salvatore Maresca: “A me piaceva il circo. Volevo fare le capriole”

Ospite della I^ edizione dell’International Sport Film Festival, la rassegna cinematografica ideata e programmata dal produttore cinematografico Nicola D’Auria, coadiuvata e diretta del regista Ciro Sorrentino e messa in campo dall’Associazione Pragma, il campione stabiese ha parlato proprio del suo esordio da ragazzino, ma anche del suo impegno per le prossime Olimpiadi.

  • Quando è avvenuto il tuo incontro con il mondo della ginnastica artistica e con quello degli anelli?

Mi sono avvicinato alla ginnastica per caso. Mia sorella andava in palestra perché aveva bisogno di svolgere degli esercizi di ginnastica posturale. Io ero piccolo, ma ricordo perfettamente le sensazioni che provavo ogni volta che entravo nella palestra che lei frequentava. Ero affascinato da tutto, dagli spazi, dagli attrezzi, dagli esercizi. Ai miei occhi da bambino quello era il mondo circense. Gli atleti erano acrobati. Il giorno in cui mi fu proposto di iscrivermi a calcetto, confessai subito che il mio desiderio non era tirare calci ad un pallone, ma “fare le capriole” in palestra. Fu così che anch’io approdai a quella palestra dove iniziai a fare i primi esercizi di ginnastica artistica.

  • Quanti anni avevi?

Avevo 8 anni. Gli anelli ancora non mi appartenevano. Poi accadde che un giorno vidi entrare in palestra gli atleti che facevano gli anelli. Li guardavo mentre svolgevano i loro esercizi e, in preda alla mia ammirazione per i loro sforzi, pensavo: “Chissà? Chissà se provassi anch’io? Chissà quanto è difficile?”. Pensa e ripensa, mi ritrovai appeso agli anelli. Fu un attimo. Restarono tutti sbalorditi, io per primo. Fin da subito non mi sembrò poi così difficile. Fu una scoperta per me. Fu una scoperta per tutti. Da quel momento in poi non ho più lasciato gli anelli.

  • Da quel momento in poi hai iniziato a collezionare riconoscimenti e vittorie. Ci si abitua alla vittoria?

Mai abituarsi alle vittorie. Sarebbe il primo passo per il baratro. Una sconfitta non preventivata farebbe precipitare chiunque psicologicamente. Bisogna avvicinarsi alle competizioni sempre con grande rispetto e un pizzico di timore per avere la giusta dose di adrenalina. Occorre controllo in tutto, in particolare nel mio sport. Deve essere tutto in perfetto equilibrio: muscoli forti, ma elastici; la muscolatura non deve essere rigida, soprattutto in fase di atterraggio.

  • Lo sport è in molti casi una forma di riscatto. Lo è stato anche per te. Cosa hai da dire in proposito?

E’ ciò per cui mi batto da sempre. Ho portato il mio esempio, la mia voce, nelle scuole, ma anche presso le amministrazioni locali. Purtroppo, da queste ultime, non sono stato ascoltato molto.

Basterebbe così poco per togliere i ragazzini dalle strade. Un locale, una piccola palestra, un luogo che dia un’opportunità, una chance, a chi sembra essere destinato fin dalla nascita ad una vita difficile.

In altri paesi lo sport viene vissuto diversamente. Quando sono stato in Giappone per i Campionati Mondiali di Ginnastica Artistica ho visto anziani e bambini fare attività sportiva insieme, due fasce di età che interagendo tra loro hanno tanto da dare l’una all’altra. Li ho visti giocare a tennis insieme e condividere attimi ed esperienze. Anche nei confronti della disabilità la realtà è molto diversa negli altri paesi. Noi, purtroppo, siamo parecchio indietro anche in tal senso.

  • Sei ospite della prima edizione dell’International Sport Film Festival, la rassegna cinematografica a tema sportivo messa in campo da Nicola D’Auria e Ciro Sorrentino? Cosa ne pensi di questa iniziativa?

Sono molto onorato di essere ospite di questa prima edizione, una realtà che mancava nella nostra città. Spero che questo possa essere un primo seme utile a far germogliare qualcosa di importante, un mezzo che accenda i riflettori sull’importanza dello sport nella vita di tutti ed in particolare di chi parte svantaggiato per un motivo o per un altro.

  • I tuoi prossimi obiettivi?

Sicuramente sostenere la squadra per arrivare a partecipare alle prossime Olimpiadi. I miei allenamenti ora sono tutti rivolti a questo obiettivo.

 

(La splendida foto in copertina che ritrae Salvatore Maresca durante l’esecuzione dei suoi esercizi è di Simone Ferraro Ph)

 


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