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Il male che ti ruba la vita: Speciale RomaFF9

Ricordi il nome di tua figlia? Il mese della tua nascita? Alice non lo ricorda. La mente di Alice si svuota pian piano e gira intorno alla vita di una semplice farfalla che nel giro di un mese accumula le sue esperienze per poi morire. Alice ha accumulato tutto nella vita per poi dimenticarlo in una batter d’ali: una donna intelligente, un lavoro brillante, un matrimonio invidiabile e tre figli che fanno della propria vita un capolavoro. Che si proverebbe a dimenticare 50 anni della propria vita per colpa di una Alzheimer precoce?

Still Alice nasce dalla coincidenza fra l’Alzheimer diagnosticato alla protagonista del romanzo di Lisa Genova da cui il film è tratto e la SLA che colpisce Richard Glatzer prima ancora che i produttori Lex Lutzus e James Brown gli proponessero di trasformare il libro in una sceneggiatura. Un racconto dolce e delicato, che non ruota intorno alla sofferenza della donna come si potrebbe pensare, bensì cammina tra gli amori familiari e la volontà di voler ricordare a tutti i costi una vita vissuta. Non a caso l’ultima parola di questo capolavoro è proprio “love”.

Una Julianne Moore spettacolare, con le rughe di una donna speranzosa ma al tempo stesso preoccupata, che si aggira in una casa dai colori caldi e amorevoli, tra fotografie piene di ricordi e angoli di casa per piangere silenziosamente. “Mamma, sono tua figlia”, queste sono le parole che nessuna figlia vorrebbe mai pronunciare e nessun genitore vorrebbe mai sentirsi dire.

Lodevole l’interpretazione di una Kristen Stewart che, abbandonati i vampiri di Twilight, si immerge in un minuto di completa compassione per una madre che sta perdendo la propria identità e con un copione tra le mani, per divenire una famosa attrice teatrale, accompagna la sua farfalla in un viaggio di flashback e blackout.

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A proposito dell'autore

Un pizzico di arte, una soffiata di teatro, colori di moda e un bicchiere di vino. Ingredienti giusti per garantire affidabilità e passione di Clemente Donadio. Un giornalista che segue le riga di Oscar Wilde e si fa trasportare dal senso estetico di Gabriele D’Annunzio. Un amante delle camicie di Armani e delle passerelle della moda. Giornalista della propria città, si affaccia al mondo della moda con passione e audacia, cercando nel particolare la grande bellezza e lo stile raffinato. Intraprendente critico, è alla continua ricerca di forma estetica anche nel mondo della fotografia e tra il sipario di un teatro. Il tutto si può riassumere in un aforisma di Wilde: “Si dovrebbe essere un’opera d'arte, o indossare un'opera d'arte”.

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