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L’esordio alla regia di Luca Medici ha fatto molto discutere prima, con l’uscita del videoclip della canzone “Immigrato” a promuoverlo, e dopo lo sbarco nelle sale e il conseguente record di incassi già al primo giorno. Ma sulla qualità di “Tolo Tolo”, anche in rapporto al livello medio dei film italiani, c’è poco da dibattere: si tratta di un’opera, scritta da Medici insieme a Paolo Virzì, piena di trovate brillanti, originali e intelligenti. Infarcita di comicità per dire tutte le cose, per fare satira e fotografare la nostra attualità. Checché se ne dica siamo di fronte a uno dei pochissimi attori-autori, in special modo comici, davvero con un qualcosa da dire con un punto di vista non banale, da artista.

Tolo Tolo

Tolo Tolo: Trama

Pierfrancesco Zalone (Luca Medici) non accetta il reddito di cittadinanza e apre nel suo paese, Spinazzola, un ristorante sushi che chiude ben presto per fallimento. Di qui la fuga in Africa per seminare i creditori, dove con il suo amico Oumar, appassionato di cinema neorealista italiano, comincia a lavorare come cameriere di un resort. Un conflitto improvviso dà il via ad un rocambolesco viaggio clandestino, intrapreso dai due insieme ad una ragazza di nome Idjaba e ad un bimbo di nome Doudou.

Tolo Tolo: Recensione

Al di là degli evidenti richiami politici (vedi il tormentone “Prima gli italiani”) a essere messo alla berlina è l’italiano medio, allergico alle regole pur se oppresso da una burocrazia non al passo coi tempi. Al punto che Checco Zalone,in Africa tra Isis e bombe, continua a preoccuparsi soltanto di ciò che lo angoscia al suo paese arrivando a pensare di estinguersi per estinguere i debiti. Gli attacchi di fascismo del suo personaggio lo trasformano momentaneamente in un novello Mussolini, ma sono solo attimi che l’amore riesce sempre a interrompere.

La narrazione scorre a buon ritmo, intervallata da diverse interruzioni e digressioni, mentre la regia appare attenta a non strafare, con alcune transizioni tra sequenze molto godibili. Tante le trovate brillanti, dicevamo. Impossibile citarle tutte, in quanto spesso concretizzate in brevi battute, ma val la pena di ricordare il razzismo al contrario di cui rimane vittima Checco, costretto a duri lavori manuali, il sogno in cui “Italia” di Mino Reitano diventa l’inno nazionale di una squadra di calcio composta da 11 giocatori di colore e il barcone “Mar de amor”, dal quale i migranti sbarcheranno soltanto divisi per chilogrammi tra i vari paesi europei sulle note della sigla della trasmissione televisiva “Ok, il prezzo è giusto!”. Il finale evita lo stereotipo della facile storia d’amore del protagonista con la bella africana e ci regala l’afropizzica contaminata e la cicogna strabica, che spiega ai bimbi alla maniera di Zalone come si finisca per nascere in Africa, in un mix di animazione e live action in stile “Mary Poppins”.

Diventando uno di loro e portandoci in mezzo a loro, Checco ha il potere di risvegliare almeno le coscienze più aperte e di indurle alla riflessione su quanto accaduto realmente in questi mesi al largo dei nostri porti. Se proprio dobbiamo trovare un punto debole lo individuiamo nello Zalone attore, che sfoggia un repertorio limitato di mossette e facce che ripete ciclicamente con esito comunque spesso divertente.

In 48 ore “Tolo Tolo” ha richiamato al cinema quasi 2 milioni di spettatori e incassato circa 14 milioni di euro. Il tutto per un film molto atteso che non ha deluso le aspettative, capace di far ridere e pensare e che ci riporta un Checco Zalone più maturo e a tratti geniale.

(Fonte foto: Pagina Facebook Tolo Tolo)

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