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Castellammare di Stabia – Nino Santomartino scrive al Sindaco Cimmino, primo cittadino di Castellammare di Stabia, città che da settimane è sotto stress a causa di gravi episodi di violenza.

Nino Santomartino, Membro del consiglio direttivo CPS
Membro dell’esecutivo AOI (Associazione delle Organizzazioni Italiane di cooperazione e solidarietà internazionale), scrive al Sindaco Gaetano Cimmino e pone alla sua attenzione e della cittadinanza un problema serio come quello della micro criminalità di cui dice che altro non è che la palestra di giovani camorristi di domani.

Castellammare di Stabia ha conosciuto anni bui, molto bui, a cavallo degli anni ’90 a causa di una faida di camorra molto violenta e che fece decine di morti ammazzati per la strada. In quegli anni l’ aria che di respirava in città era molto pesante e quest’ultimo mese, con l’episodio del carabiniere pestato e mandato in c o a v one episodio clou, ha restituito momenti che gli stabiesi non avrebbero assolutamente rivivere.

Castellammare di Stabia – Le parole di Nino Santomartino per il Sindaco Cimmino

Egregio signor Sindaco, mi scuso se reagisco con un po’ di ritardo, ma ho letto le sue dichiarazioni a seguito del pestaggio del carabiniere e, in particolare, quella in cui sottolinea che “Castellammare non è questa“.
Nel rimanere inorridito nel vedere immagini come quelle (e come, del resto, quelle relative all’aggressione ai danni del parcheggiatore di via Bonito, acanto al Montil) devo dire che sono rimasto sconcertato per questa sua affermazione.

Purtroppo, signor sindaco, sappiamo bene tutti che Castellammare è “anche questa“!

Nascondere la cenere sotto il tappeto non serve a niente e non è servito neanche a chi, nelle amministrazioni precedenti, ha utilizzato lo stesso metodo.

Non sono uno storico, ma la micro-criminalità a Castellammare è esplosa da quasi quarant’anni, a ridosso del terremoto dell’80 (come tutto il fenomeno camorristico) quando la mia generazione fu vittima di una vera e propria ‘macelleria messicana’ sul luogo di ritrovo comunemente conosciuto come “dietro la Stabia”. Nella seconda metà degli anni 80 noi giovani andavamo in quel luogo senza sapere come saremmo ritornati a casa. Il tutto nel silenzio delle amministrazioni locali e anche, purtroppo, delle forze dell’ordine.
Chi vive questo tipo di esperienze, non può più dimenticare, neanche se non vivi più a Castellammare. Sono segni e immagini che rimangono nell’inconscio di ognuno di noi e riaffiorano appena vedi altre immagini come quelle del carabiniere pestato
selvaggiamente la settimana scorsa.

In realtà il termine micro-criminalità è un ossimoro, perché non c’è criminalità che sia micro. I “ragazzotti un po’ vivaci“ che si divertono a terrorizzare i cittadini, creare risse, a perpetrare aggressioni e a picchiare le persone in maniera così violenta sono i camorristi del domani.

Un’analisi del fenomeno effettuata dai carabinieri e facilmente reperibile sul loro sito web afferma proprio questo: la cosiddetta micro-criminalità non solo è la forma delinquenziale che più preoccupa i cittadini e che più trasmette il senso di insicurezza (ci sono numerose indagini che dimostrano ciò) ma è la palestra per i delinquenti del domani. Coloro che si fanno notare e che faranno azioni sempre più eclatanti saranno premiati e saranno ammessi tra i delinquenti adulti.

Pertanto, sottovalutare oggi questo fenomeno, sottovalutare l’efferatezza delle azioni di questi giovani, significa minare la sicurezza del futuro di Castellammare.
Di contro, se si vuole investire sulla sicurezza della nostra città per i tempi futuri occorre essere determinati nel rispondere tempestivamente con azioni concrete ed efficaci a questo devastante fenomeno.

Ho letto sui giornali e sui social che un gruppo promotore ha candidato Castellammare a Capitale della Cultura 2022. Un’ottima iniziativa, guidata, tra gli altri, da una delle persone più per bene che conosca, il mio amico fraterno Pierluigi Fiorenza. Ma una città per essere capitale della cultura deve affrontare anche questo problema, non perché in una capitale simile non ci possa essere micro-criminalità, ma perché una capitale degna di questo titolo affronta il problema e mette in campo le soluzioni adeguate.

Signor Sindaco, se lei vuole realmente combattere e ridurre questo fenomeno, metta subito in calendario una serie di azioni concrete ed efficaci impegnando tutte le forze istituzionali e sociali presenti e attive sul territorio, che sono sicuramente la parte sana della città e la parte più numerosa della popolazione.

Faccia di questo, il suo principale impegno.

Si faccia promotore di un piano strategico con il Prefetto e con i responsabili delle forze dell’ordine.
Convochi i responsabili delle scuole di Castellammare e con loro avvii progetti per un piano educativo integrato per gli studenti stabiesi, soprattutto quelli dei quartieri più in difficoltà. Ma soprattutto individui quei dirigenti scolastici e quegli insegnanti che quotidianamente lavorano tra mille difficoltà senza mai. abbandonare la loro missione. Con loro crei dei veri e propri percorsi mirati, si faccia dare la garanzia si percorrerli nel medio periodo e soprattutto, mi raccomando, li valorizzi. Incontri la società civile, una delle più articolate e in fermento che io conosca e le chieda nei diventare co-protagonista (e co-progettista!) di questa sfida.

Promuova un protocollo con la Chiesa locale, innanzitutto con il Vescovo e poi con le parrocchie che operano in tutti gli angoli del territorio stabiese, soprattutto con quelle che operano nei quartieri più difficili e che hanno una conoscenza più puntuale e diretta dei bisogni delle famiglie che ci abitano.
Io non ho esperienze amministrative, non le posso e non le voglio insegnare niente, posso solo avanzare qualche proposta e sollecitarla da normale cittadino. Ma ho avuto l’onore – e lo dico nella maniera più sincera – di partecipare alla costituzione del Forum Civico e di presiederlo per ben due volte nel suo periodo iniziale. Oggi lei nella sua giunta ha una persona che ha partecipato a quel percorso, una delle esperienze più attive ed entusiasmanti (e proficue) di partecipazione civica che la nostra città abbia mai vissuto. Sono sicuro che le associazioni, così come tutte le altre forze sociali sul territorio, vorranno e sapranno dare una mano utile.

Ma per dare una svolta, non occorrono più solo le manifestazioni o le dichiarazioni, ma soluzioni concrete al problema.

Lo deve non solo ai suoi elettori, ma a tutti i cittadini. Lo merita una città martoriata da questo fenomeno e tenuta in ostaggio da troppo tempo da una minoranza che non rispecchia affatto la sua storia e il suo valore.

Se non ora, quando?”

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