Giuditta, il fantasma di Castel Capuano


19 Aprile 1800 Napoli – Bisogna far presto, occorre un piano; la gente prima o poi saprà; il loro amore così preservato, nascosto, soprattutto proibito potrebbe diventar pubblico, dunque additato e screditato come il più grande dei peccati.

E’ così che la splendida ma, al tempo stesso, spietata Giuditta, innamorata persa di colui che, ormai, agli occhi del mondo è suo “Zio Prete”, organizza un piano degno dei migliori “thriller noir”.

Ha talmente persuaso suo padre che il marito la maltratti e la faccia vivere in miseria, da organizzarne insieme l’omicidio: è Giuditta ad uccidere ed a rendere irriconoscibile il volto del povero malcapitato; nel frattempo, i complici, non a caso, un barbiere ed un chirurgo, ne hanno sezionato il corpo per renderlo irriconoscibile e mai più ricostituibile.

Purtroppo, però, il barbiere, con parte del macabro bottino, viene  immediatamente intercettato, mentre Giuditta riesce a raggiungere appena la periferia (Capodichino), dove viene arrestata.

Soltanto il Prete non resta coinvolto, nè tantomeno condannato a morte, poiché l’amata lo ha obbligato a rimaner lontano.

Giuditta, il padre ed i suoi complici vengono processati e condannati a morte tramite impiccagione, ma il tribunale pretende un importante monito alla popolazione, tant’è che ad una delle finestre di Castel Capuano (al tempo già  Palazzo di Giustizia) vengono esposte le mani e la testa mozzata della donna.

Da quel 19 Aprile, ogni anno in questa data, riecheggiano nelle infinite stanze di Castel Capuano, urla terribili che ad oggi per i frequentatori di Palazzo sono ricordate come le urla del “Fantasma degli Avvocati”.

Castel Capuano, precedente Palazzo Reale di Napoli. Rispetto a  Castelnuovo viene fatto costruire per difendere la cinta  muraria  nord di Napoli, esattamente a difesa di” Porta Capuana”. Subisce una prima ristrutturazione quando diviene residenza di Federico II di Svevia  verso il 1240 per farne dimora reale; perde poi, completamente, la destinazione residenziale e  politica negli anni successivi. E’ nel 1540 che il Vicerè spagnolo Don Pedro de Toledo vi trasferisce tutte le diverse  Corti di Giustizia presenti in città, prendendo, dunque, il nome di Tribunale della Vicaria.

Da secoli il luogo della giustizia della capitale partenopea, attrezzato addirittura a carcere per detenuti importanti.

I condannati a pena capitale, ospitati nelle prigioni, dopo aver trascorso l’ultima notte nella “Cappella della Sommaria”, all’alba, incatenati, accompagnati dalle guardie e dai  “Confratelli dei Bianchi della Misericordia” si dirigevano verso Largo delle Pigne (l’attuale Piazza Cavour) per raggiungere la ribalta su cui il boia ne ha predisposte le forche.

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