Di editoria, di vino e di attualità: intervista a Samuel Cogliati Gorlier


Nel variegato panorama italiano delle case editrici indipendenti spicca una piccola realtà quale è Possibilia sia per la qualità degli scritti offerti sia per determinate scelte politiche ed etiche. Per il gentile Lettore vogliamo qui provare ad abbozzare un ritratto di questa realtà editoriale attraverso la presente intervista con il fondatore stesso, l’italo-francese Samuel Cogliati Gorlier, scrittore, poeta, giornalista e formidabile divulgatore enogastronomico, che proprio ultimamente ha tenuto a Castellammare un master sulla Champagne, organizzato dall’AIS Penisola Sorrentina e Capri durante tutto il mese di marzo. Essendo, però, Possibilia fortemente intrecciata ed influenzata dalla personalità del proprio promotore, si partirà prima dal comprendere l’uomo nella sua formazione, nella sua figura professionale e nella poliedricità dei suoi interessi, dimostrando come tutti questi elementi caratterizzeranno, poi, l’identità della casa editrice.

 

Partiamo, dunque, dai suoi studi universitari, durante i quali, in parallelo, svolse l’attività di pubblicista.

A Milano studiai Lettere Moderne, conseguendo, nel 2002, la laurea in linguistica con una tesi sul linguaggio dei quotidiani Free Press, che agli inizi del duemila spopolavano. Contemporaneamente curavo la mia passione per la scrittura e per la poesia, scrivendo per quotidiani locali di cronaca ed attualità e componendo per concorsi, nei quali vinsi anche diversi premi: di fatto io, come ben ha detto Armando Castagno, sono “uno scrittore prestato al vino” in quanto sono primariamente non un divulgatore di vino, ma uno scrittore, un comunicatore e un linguista di formazione. Fu, infatti, solo a partire dal 2000 che mi cominciai a dedicare, sempre giornalisticamente, al vino, del quale ero appassionato sin dall’adolescenza, non solo, banalmente, per la convivialità e l’effetto euforico che esso dà, ma anche perché risultava essere un catalizzatore sia della mia identità italo-francese sia dei miei interessi estetici, sociali, storici e geografici.

Proprio questi ultimi aspetti dei Suoi interessi, nelle lezioni enologiche che tiene, sono molto curati a livello scientifico a tal punto che Lei risulta un addetto al settore di queste materie, che, di fatto, non tratta come un semplice accidente del discorso legato al vino.

Cerco di avere sempre una consapevolezza quanto più profonda possibile attraverso la letteratura scientifica e l’incontro con esperti. Ad esempio, personalmente, ho cercato di comprendere il rapporto tra il gesso e la qualità dello Champagne interpellando diversi esperti. Purtroppo la ricerca non ha prodotto alcuna risposta inequivocabile, ma solo alcune ipotesi di lavoro sul come e sul perché il gesso influenzi i vini. Del resto, a livello generale, la scienza non ha ancora ben compreso quale sia l’interazione tra il suolo e la vite dal momento che è un fenomeno già difficile da documentare, svolgendosi totalmente sotto terra. Noi, di fatto, sappiamo solo poco più che empiricamente un dato terroir influenzi in un certo modo un vino.

L’interesse di scrittore La portarono, invece, su un’altra strada, ovvero la nascita della Sua casa editrice Possibilia.

Possibilia nacque per prendermi una pausa e per distaccarmi dal mondo del vino: l’inevitabile altro sbocco non poteva che essere in campo editoriale dopo un percorso di formazione legato tanto all’attività di giornalista quanto alla collaborazione, a livello di redazione, con la casa editrice Porthos, che iniziai nel 2008. Nell’ottobre dell’anno successivo ritenni sufficiente il mio bagaglio esperienziale per mettermi in proprio, creando Possibilia come rivista generalista online. Questa, tuttavia, non ebbe successo per evidenti carenze imprenditoriali e, così, volendo riprendere l’intenzione cartacea, nel 2010 trasformai la rivista in un progetto editoriale, la cui prima pubblicazione fu una mia traduzione del libro del francese Henri Garcia, I racconti del Rugby, che mi colpì sia per la narrazione sia per la mia passione verso questo sport. Il successo di questo primo volume mi spinse a continuare il progetto pubblicando traduzioni di estratti di articoli della rivista di vino LeRouge&leBlanc, della quale io stesso entrai a far parte nel 2017, divenendone anche degustatore nel 2022. Dopo poco tempo ebbi anche valenti autori, come Giorgio Fogliani, autore di ben 6 pubblicazioni, l’ultima delle quali, recentissima, è Carso Kras – Il confine che non c’è, nonché responsabile della vendita a dettaglio dell’e-commerce e co-gestore dell’Enoteca Vino a Milano, e di François Morel, tra le massime autorità in materia di vino in Francia nonché caporedattore di LeRouge&leBlanc per 15 anni.

Nel catalogo della casa editrice non ci sono soltanto vino e rugby, ma anche diversi testi dedicati alla canzone, due dei quali, in particolare, affrontano dal punto di vista linguistico l’uno l’opera di Paolo Conte, l’altro l’album di Vinicio Capossela, Ovunque Proteggi. Mi riferisco a Inseguire Paolo Conte (qui e altrove), Ovunque proteggici, Canzoni della Cupa. Il senso della fatica, altra recensione dell’omonimo album di Capossela, e Quasi come una vergine, una “agiografia” dei primordi artistici di Madonna.

Di questi quattro titoli quello certamente più significativo fu proprio il lavoro su Conte, al quale inviai il manoscritto di una prima redazione, che apprezzò moltissimo, incoraggiandomi ad andare avanti nel lavoro, nonché il libro finale. La sua è una lingua molto fascinosa, affabulatrice e metaforica, ma al tempo stesso ripetitiva negli stilemi che ossessivamente ritornano nel suo corpus testuale e che agiscono in un immaginario circoscritto a sua volta ricorrente. In conclusione essa non è particolarmente diversificata, ma è acuta, geniale e retorica nella sua ripetitività, come ho messo in luce in varie statistiche che si possono trovare nel libro.

Abbiamo parlato prima di linea etiche e politiche: quali sono, dunque, i principi che caratterizzano l’identità di Possibilia?

Innanzitutto a noi sta a cuore l’indipendenza, che si concretizza non solo nell’assenza di sponsor, di pubblicità e di compartecipazioni ad altri progetti, ma anche nell’autogestione e nell’auto-distribuzione. Altro elemento fondamentale è l’esigenza di qualità dal punto di vista del contenuto, che deve risultare scientificamente valido e che, pertanto, deve essere fortemente controllato. Proprio la qualità è anche il discrimine per il nostro Négoce, ovvero una sezione del nostro e-commerce dove distribuiamo, una nostra selezione di libri di altri editori cui ci sentiamo affini.

Lasciando la casa editrice e ritornando a Lei, un’ultima questione che vorrei affrontare è il suo marchio Intelligenza non artificiale e la sua sensibilità al cambiamento climatico. Quali sono le Sue posizioni in merito?

Intelligenza non artificiale non vuole essere totalmente contro l’I.A. perché, per me, questa può avere molta utilità in svariati campi, come quello medico e statistico. Sono più scettico, invece, verso l’intelligenza artificiale generativa, che non solo pone molti problemi riguardo il copyright, ma comporta anche un impoverimento dell’uomo nell’usare le proprie capacità naturali. Riguardo, invece, il cambiamento climatico penso che parlarne ed interessarsene sia un dovere civico, anche se ormai la battaglia è già persa.

Tra le molteplici conseguenze che il cambiamento climatico ha ed avrà su tutto il nostro modo di vivere, quali sono e quali saranno le ripercussioni sul vino?

Innanzitutto la produzione sarà più costosa ed aleatoria per i frequenti fenomeni estremi, spesso imprevedibili. Ci saranno implicazioni anche sulle tecniche e sugli areali di produzione nonché sul gusto stesso. L’Italia, per esempio, vedrà tra qualche decennio la scomparsa di parte della propria produzione vitivinicola; in Champagne, invece, si produrranno grandi vini rossi, mentre i vini spumanti si sposteranno sempre più a Nord, come in Inghilterra, dove già si stanno producendo notevoli vini effervescenti.

Si ringrazia Samuel Cogliati Gorlier per l’intervista concessa. Al prossimo appuntamento!

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