L’ingiusta punizione di una colpa inesistente


Il concetto di punizione ricorre più volte nei racconti mitici del mondo antico ed è declinato sia dal punto di vista del mondo divino (caso in cui è un essere divino a detenere la giurisdizione e ad infliggere una punizione, talvolta ingiusta), sia dal punto di vista umano (è invece il caso in cui le contese non infrangono la sfera ultraterrena, ma resta relegata al mondo mortale in cui, nella maggior parte delle volte, il divino comunque interviene).

Un solo mito, più lingue, più versioni

Un mito particolarmente incisivo per la situazione presentata è quello conosciuto come “mito di Diana e Callisto”. Il racconto, come spesso accade, vanta un’origine greca, ma la versione in cui è più attestato e tramandato è quella latina. Il mito, infatti, presentando il motivo topico della trasformazione di un essere umano in animale, è raccontato nelle Metamorfosi di Ovidio.

La versione greca, rispetto a quella latina, prevede ovviamente la sostituzione dei nomi tipicamente appartenenti al pantheon romano (Diana, Giove, Giunone) con quelli greci (rispettivamente: Artemide, Zeus, Era).

La versione greca

Callisto, dal greco kallistos “la più bella”, era una ninfa del seguito della dea Artemide. La dea, avendo stabilito per sé l’obbligo di osservare il voto di castità, aveva imposto lo stesso anche alle ragazze del suo seguito.

Un giorno, mentre Callisto era di ritorno da una battuta di caccia, viene vista da Zeus che se ne innamora. Il dio, tuttavia, pur sapendo che la ninfa non avrebbe ricambiato, decide di possederla comunque.

Secondo alcune versioni ciò avviene con l’inganno (Zeus avrebbe assunto le sembianze della stessa Artemide per avvicinarla; è questa la versione attestata anche nella tradizione latina); secondo altre ciò sarebbe accaduto con la forza. Da questa unione Callisto ne esce gravida.

La ninfa per lungo tempo tenta di nascondere la sua condizione alla dea Artemide fino a che un giorno, durante un bagno comune della dea con le sue ninfe, Artemide non si accorge dell’accaduto. Noncurante (o inconsapevole) della violenza subita da Callisto, per punizione la estromette dal suo seguito.

Quella greca: una tradizione con più versioni

All’interno della stessa tradizione greca esiste un’ulteriore versione che prevede che Callisto non sia stata punita direttamente da Artemide, bensì dalla moglie di Zeus, la dea Era.

In questa versione Era trasforma Callisto in un’orsa costretta a vagare nei boschi e impossibilitata a raccontare della sua vera identità. Al contempo, il figlio generato da Zeus, Arcas, visse senza di lei. Un giorno Arcas, divenuto cacciatore, si ritrova davanti, a sua insaputa, la madre sottoforma di orsa e, mentre impugna l’arco intento ad ucciderla, Zeus interviene per fermarlo. Alla fine, il dio trasforma entrambi in costellazioni: Callisto diviene l’Orsa Maggiore, mentre Arcas quella Minore.

Il racconto mitico, tuttavia, non si esaurisce: la gelosia e la vendetta di Era  colpiscono i due sciagurati anche in cielo; Era infatti chiede al dio del mare di impedire che essi trovino pace nell’orizzonte. Il mito  così assumeva funzione eziologica spiegando il motivo per cui queste due costellazioni non tramontano ma restano sempre visibili.

Il mito di Diana e Callisto e le sue riformulazioni letterarie

Il mito nel tempo è rimasto immagine di devozione, castità e punizione ed in queste accezioni è stato più volte riproposto, anche se nella maggior parte dei casi esso non è direttamente riferito, bensì soltanto alluso.

Esso è presente in Boccaccio all’interno della Genealogia Deorum Gentilium in cui Callisto, in chiave allegorica, è diventata immagine della fragilità umana rispetto al desidero.

Il mito, oltre che in altri autori come Torquato Tasso e autori d’epoca barocca, compare anche in Ludovico Ariosto (nell’Orlando furioso) che nelle sue figure “virginali” e guerriereriprende il modello della dea Artemide com’è presentata nel mito in questione.

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