È il quarto romanzo – uscito a maggio di quest’anno – per il giovane scrittore ventiseienne di origine angolane: Antonio Dikele Distefano.

Quattro romanzi in quattro anni, Non ho mai avuto la mia età edito da Mondadori è solo l’ultimo in ordine di tempo, dei romanzi scritti dalla scattante e sagace penna di Antonio Dikele Distefano; gli altri best seller sono: Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti? (2015); Prima o poi ci riabbracceremo (2016) e, Chi sta male non lo dice (2017).

Antonio Dikele Distefano

Nato a Busto Arsizio da genitori angolani, ha una proprietà di sintesi che è alla base del successo dei suoi romanzi. Reindirizza nella scrittura una società di periferia, i ricordi accumulati nell’infanzia e, le sfide quotidiane di chi è a metà sempre. Lo straniero italiano in Angola e l’immigrato angolano in Italia. Contesti difficili da vivere che segnano le piccole e impercettibili azioni del vivere, così come le grandi,  successivamente veicolate nella scrittura quale terapia d’aiuto, dapprima per se e – poi – per chi come lui, ha nel colore della pelle un destino già segnato.
I titoli dei suoi romanzi, compreso l’ultimo, sembrano estrapolati da conversazioni ma da soli rendono il senso del tutto così come per: Non ho mai avuto la mia età. L’efficacia della parola arriva nuda e diretta al lettore, capitoli brevi, flashback di un contesto fatto di essenzialità spesso mancante e, dolorante.

NON HO MAI AVUTO LA MIA ETA’

È un romanzo, ed ha quell’unicum che lo circostanzia, dato dai tratti noir dei racconti metropolitani, dove non ci sono buoni o cattivi, o, di non facile definizione. Non hanno un nastro sul petto che ne definisca l’appartenenza. Loro sono gli Zero della società nel romanzo come nella realtà, coloro i quali un colore della pelle – nell’era dei social, della globalizzazione, dei nativi digitali connessi h24 – li porta ad essere ghettizzati; colore e religione quando si accompagnano ad un portafoglio vuoto si notano, diversamente no.
Zero in realtà ha un nome ma viene appellato così nello scorrere dei capitoli, brevi e funzionanti, a tratteggiare quella che già nel titolo ne è avvisaglia; la vita dura di chi non ha mai avuto la sua età, perché non gli è stato mai concesso di viverla, barattata da altri.

Una vita in sottrazione, che ha sempre tolto e ha dato poco. Gli anni di Zero, brevi, sono vissuti e rinnegati, desiderati e maledetti. Fra il giusto e l’ingiusto, il disgusto, il disappunto, che domina la sua vita e di chi lo circonda; di incomprensioni monumentali e muri troppo alti da scalare. Essere Zero, senza cittadinanza, senza soldi, senza futuro.

Non ho mai avuto la mia età è graffiante, doloroso, crudele; un romanzo raccontato senza filtri e senza pietismi. Una cronaca noir di tutti gli Zero del mondo a cui non è concesso sbagliare, poiché lo sbaglio, è già radicato nel colore della pelle e del loro status sociale. Un romanzo per guardare da dentro ciò che si giudica da fuori.
Nelle pagine scorre la vita di periferia, sempre la stessa, anche se geograficamente diversa, “dove i bianchi nei neri ci vedono sempre qualcosa di cattivo” come diceva sempre la mamma di Zero.

 

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