Palazzo Donn’Anna, “un groviglio di fascino e mistero”

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E’ il 1642 quando Anna Carafa decide di affidare a Cosimo Fanzago la progettazione di un palazzo che rispecchi la potenza e la ricchezza di chi lo ha voluto. Inizia così la costruzione di Palazzo Donn’Anna

Napoli,1643 – Una giornata meravigliosamente soleggiata è stata il giusto preludio di una notte dai colori magnifici. Il blu del cielo è diventato tutt’uno con quello del mare e, mentre la luce lontana delle stelle resta fioca, le acque di Posillipo, per l’occasione, sono illuminate da delicate lucciole che, con un andamento sì allegro ma silenzioso, si dirigono tutte verso il nuovo palazzo vicereale, allestito sontuosamente e perfettamente per la festa di inaugurazione (nonostante i lavori non siano ancora terminati), fortemente voluta dalla elegante e superba padrona di casa: Donna Anna Carafa, moglie del Vicerè Don Ramiro Nunez de Guzman.

Per quanto sia sotto dominazione spagnola, Napoli, come del resto tutta Europa, risente delle abitudini e consuetudini francesi e la festa di questa sera ne è un esempio.

Il teatro di palazzo deve accogliere una “pièce teatrale” i cui protagonisti non sono attori consumati, bensì nobili dalla spiccata vocazione drammatica. In scena, per l’occasione, la giovane e bellissima nipote del Vicerè, Mercedes De La Torre, nei panni di una schiava follemente innamorata del suo padrone, ruolo interpretato dal principe Gaetano di Casapesenna; ma, come spesso accade, anche se si è su di un palco, la verità è chiara agli occhi di tutti: i due si amano e il bacio, dettato dalla sceneggiatura, fa da esplicito suggello al loro amore; gli ospiti, stupiti, non possono fare altro che applaudire di fronte a questo sentimento così pulito ed incondizionato da parte di entrambi ma, seduta sulla sua poltrona regale, Donna Anna non ha applaudito, anzi…

Da quel momento in poi, l’ira e la sete di vendetta della donna hanno bisogno di esser appagate; già da tempo Ella predilige la compagnia di  Don Gaetano, dunque, non può perdere e, soprattutto, non vuole. Gli scontri che si innescano con la giovane, così, diventano continui e protratti nel tempo, fino al giorno in cui la ragazza scompare; si dice che abbia ritrovato la fede perduta e si sia rinchiusa in monastero, ma Don Gaetano non vi crederà mai; morirà, infatti, senza mai darsi pace per l’ amore perduto.

Accade, talvolta, che l’amore vinca su tutto ed è da allora che, in notti magnificamente stellate come quella,dal balcone che si staglia ad angolo sul bellissimo mare di Posillipo, i due innamorati appaiano per ritrovarsi eternamente.

Palazzo Donn’Anna è un mondo che non si finisce mai di scoprire; un groviglio di fascino e mistero (R.La Capria).

Palazzo Donn'Anna
Palazzo Donn’Anna

A Palazzo Donn’Anna gli “spassi di Posillipo”

E’ il 1642, Anna Carafa decide di affidare a Cosimo Fanzago la progettazione di un palazzo che rispecchi la potenza e la ricchezza di chi lo ha voluto; l’architetto, tra i più importanti del tempo, si rifà ai progetti veneziani del  cinquecento; qui, i palazzi nascono nel mare e convivono con esso. Abbattuta la preesistente Villa Serena, inizialmente denominato Palazzo Medina, la nuova residenza vicereale sorge su un blocco tufaceo, con pianta ad “U”, il cui corpo centrale, a mare, ha profondità doppia rispetto ai due laterali perpendicolari alla collina.

Sulle tre facciate libere il leitmotiv è dato tre archi incorniciati da parasta; mentre negli spigoli sono tagliate sorprendenti logge a 45°. Tre imponenti arcate fanno da filtro tra il mare ed il teatro di corte che,ricavato quasi completamente dal banco di tufo, si protende, verso il mare come una galleria, dalla vista unica e spettacolare.

Per l’occasione e data l’importanza dei padroni di casa, Fanzago progetta un sistema articolato di grotte scavate direttamente nella roccia di tufo affinché le imbarcazioni possano raggiungere l’interno del palazzo nel modo più discreto possibile, tant’è che quelle lussuose e elitarie feste sono passate alla storia come “gli spassi di Posillipo”.

 

 

 

 

 

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