Valeria Corvino e il suo atelier


Open day per Valeria Corvino in occasione della giornata Amaci

In occasione della tredicesima giornata del Contemporaneo 24 musei hanno consentito l’accesso gratuito agli amanti dell’arte, oltre a diversi ateliers, spazi polifunzionali, mostre e laboratori con lo scopo di portare a conoscenza di un pubblico più vasto gli artisti e le loro produzioni.

E’ all’interno di questo appuntamento ormai annuale che si inscrive l’iniziativa dell’artista campana Valeria Corvino, che ha aperto il suo atelier sito alla Riviera di Chiaja il 14 ottobre dalle 12.00 alle 21.00.

Dopo il successo milanese del progetto-mostra “Magma”, promosso dall’ Associazione Culturale Attitude in collaborazione con la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente e dopo aver conquistato il pubblico televisivo – che ha potuto ammirare alcune delle sue opere in una puntata della fiction “I Bastardi di Pizzofalcone”- la Corvino si è resa disponibile ad incontrare gli estimatori della sua produzione artistica, intrattenendosi amabilmente anche con chi ha scoperto, nel cortile di uno dei tanti palazzi d’epoca che arricchiscono la città di Partenope- un mondo affascinante, fatto di corpi scomposti, di tecniche all’avanguardia, di colori dai pigmenti naturali, di materiali (come il plexiglas) che sono decisamente lontani dall’approccio all’arte per come la massa la intende.

Eppure la Corvino si rivolge proprio all’arte classica per ispirarsi e trovare i soggetti delle sue opere: la splendida “Euterpe” (2007), “Narciso” (2004), “Endimione” (2005) e il suo rosso, declinato in tutte le nuances, che rappresenta

il magma trasformato in lava bollente e invasiva, è il sangue liquefatto di San Gennaro, è il corallum rubrium sgorgato dalla testa di Medusa (Gioia Gori)

L’ attitudine di focalizzare l’attenzione sul particolare, attraverso il quale si evoca nella mente di chi guarda ciò che l’occhio non vede, dice di Valeria Corvino che nel suo bagaglio esperenziale c’è un amore -e una pregressa frequentazione- della fotografia, nel suo autoritratto (Myself, 1999) c’è un tema che si può a giusto titolo definire ricorrente ma c’è anche la capacità di reinterpretarlo di volta in volta con ironia e ludicità.

 

 

 


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