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AMEDEO CARAMANICA

“I DINAMICI SFIGATI DI BAGNOLI”

“LE INDAGINI DELL’ISPETTORE VARRIALE”

DICIASSETTESIMA PUNTATA

Una trovata dell’ispettore Varriale,
per risolvere il caso di pedofilia.

L’ispettore di prima nomina, Calopreso, incaricato del caso, gli disse che da poco erano arrivati i due ragazzi con i genitori, che lui aveva fatto accomodare nella sala d’attesa, mentre aveva fatto accomodare il cugino sacerdote nel suo ufficio, affidato a un giovane poliziotto. L’ispettore superiore raggiunse Don Roberto, lo incoraggiò, gli disse di non preoccuparsi, poi dal poliziotto lo fece accompagnare nella sala degli interrogatori, consigliandogli di comportarsi naturalmente, mentre lui avrebbe assistito al confronto da un monitor all’esterno della stanza. Il prete, a testa bassa, seguì il poliziotto ed entrò nella sala dove fu accolto dall’ispettore Calopreso. C’erano già i ragazzi, da soli, senza i genitori, che all’apparizione di don Roberto abbassarono la testa e si voltarono dall’altra parte.

Quando, però, il sacerdote si trovò davanti ai due ragazzi, la prima cosa che chiese, in tono quasi implorante, fu: <<Gigi, Pino, ma perché avete messo in giro questa brutta storia? Chi ve l’ha suggerita? Chi c’è dietro di voi? Perché, io vi conosco, voi siete due bravi ragazzi e non potevate inventare una storia così mostruosa e grottesca …>>

I due ragazzi, senza neppure voltarsi verso di lui, risposero quasi all’unisono:

<< Non ce l’ha suggerita nessuna … È la pura e semplice verità di quello che è oscenamente successo.>>

<<Nientemeno o-sce-na-men-te successo? Ma voi sapete che cosa significa quest’avverbio?>> chiese l’ispettore Calopreso.

<<Certo che lo sappiamo – rispose subito Luigi – significa “scemamente, cretinamente”, senza pensare minimamente che quello che succedeva “poteva” essere saputo.>>

<< Questo significa per voi?>> chiese Calopreso, rivolgendosi all’amico.

<<Sì, Ispetto’, significa quella cosa schifosa che lui ha fatto, scemamente, cretinamente, senza pensare che si poteva sapere … >>

<<Ma come, Gigi, intervenne con dolcezza il prete, ti sei dimenticato che ti sei sentito male e mi hai chiesto di soccorrerti?>>

<<Sì, e con quelle mani schifose sei arrivato subito dove non dovevi arrivare, come hai fatto altre volte …>>

Il prete cominciò a perdere la calma, che aveva ostentato fino ad allora, e cominciò a rispondere per le rime: << Ma quali altre volte? E sarei arrivato dove? Perché menti così spudoratamente?>>

Subito Pino: <<Perché tante volte non hai stretto e accarezzato anche me in modo morboso e schifoso?>>

<<Anche a te?! Io?! Pino, ma che dici? Erano innocue carezze che si fanno agli amici, ai bambini, ai ragazzi per comunicare loro tenerezza, affetto, simpatia … Possibile che oggi ogni gesto diventa pedofilia?>>

<< Ecco la parola giusta, l’hai detta … Ma finalmente le vittime, la società, la polizia, si stanno ribellando a queste maledette schifezze che si compiono proprio all’ombra della casa di Dio.>>

<<Sì, schifezze che si compiono all’ombra della casa di Dio …>> lo sostenne Pino ripetendo la frase come una cantilena.

<<Schifezze che si compiono all’ombra della casa di Dio?! Ma voi sapete che state dicendo?>>

«Lo sappiamo molto bene.>>

«Insomma, ma che avete contro di me tutti e due? Che cosa vi ho fatto? Perché lanciate contro la mia persona questa ignobile e pretestuoso scandalo, che affligge anche la Chiesa?>>

A questo punto Calopreso si sentì in dovere di intervenire:<< Be’, padre, scandalo proprio pretestuoso con cui si affligge la Chiesa non direi, se anche il Papa è intervenuto a “fare piena pulizia nella Chiesa” proprio di questi reati, commessi da preti, spesso protetti dai Vescovi, proprio per evitare lo scandalo tra i fedeli. Comunque la vostra parola contro quella di due delle vittime, per di più con una prova visiva inoppugnabile. Non mi resta che fermarvi almeno per 48 ore, per ulteriori indagini.>>

<<Se questa è la prassi, disse il prete, sono a vostra completa disposizione e pregherò per voi perché la giustizia possa fare il suo giusto corso. >>

Don Roberto seguì l’agente e raggiunse la camera di sicurezza, mentre i due ragazzi furono consegnati ai rispettivi genitori. L’ispettore Calopreso, invece, che aveva svolto l’interrogatorio dei due ragazzi e aveva operato il confronto con il prete, raggiunse difilato l’ispettore superiore Varriale.

<<Gennà, allora hai ascoltato? Che ne pensi? Ho fatto una cazzata a trattenere tuo cugino?>>

<< Ho ascoltato e hai fatto bene a trattenere mio cugino, così lo hai sottratto a un pericolo maggiore. Lo hai visto anche tu come “quelli di là fuori” lo hanno già affrontato e messo “kappaò”. Ma i due ragazzi mentono spudoratamente.>>

<< Tu dici? A me le loro risposte sono sembrate abbastanza autentiche e veritiere.>>

<<Veritiere? Ma ti sei accorto come hanno risposto a quella parola “oscenamente”? “Scemamente”, “cretinamente” … Senza sapere lontanamente il suo vero significato. Vuol dire che le risposte sono state loro inculcate, le hanno imparate a memoria e hanno risposto a “pappardella”. Per me ora hai una sola strada da seguire – tanto a me il caso è stato tolto – mettere due agenti sulle orme dei due ragazzi. Non ti dimenticare che vengono da famiglie poco raccomandabili.>>

<< Sì, ma chi ci metto? Lo sai che stiamo a corto di personale. Chi lo sente De Blasi?>>

<<Va be’, non ti preoccupare … Ora ci penso io, tanto sto fuori dal caso.>>

E, dopo aver fatto visita al cugino e accertatosi, senz’ombra di dubbio, che don Roberto fosse innocente, senza perdere altro tempo si portò nel commissariato di Piazza Plebiscito, dove aveva svolto il suo servizio di vice ispettore, prima di essere promosso ispettore superiore, o sostituto commissario come si pavoneggiavano i suoi colleghi, e trasferito a Bagnoli. Appena al commissariato di Piazza Plebiscito lo videro, i suoi ex pari-grado e gli agenti, che avevano fatto servizio con lui, lo festeggiarono con vere manifestazioni di affetto. Qui parlò con un suo amico, ora commissario, raccontò la faccenda e si fece distaccare due agenti, sconosciuti nella zona di Bagnoli, Fuorigrotta, Agnano, Pozzuoli e Pianura, li fece vestire da teppisti, diede loro dei nomi fittizi, Michele ‘o sgarro e Enzuccio ‘o pierno, consegnò loro le foto e gli indirizzi dei due ragazzi e li mise sulle loro tracce.

Così i due poliziotti, camuffati da hippy, iniziarono subito le loro ricerche.

E meno male della trovata dell’ispettore Varriale, perché le scoperte dei due hippy furono davvero sensazionali, mentre quelle del caso di Giulia Sarno e del fidanzatino, Pino Schiavo, purtroppo continuavano a tormentare l’ispettore pressato sempre più dalla moglie.

Ma il prosieguo alle prossime puntate.

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