“Mangiafuoco”, il primo romanzo di Dana Neri, già bestseller in Olanda, finalmente uscito anche in Italia

Dana Neri, romana di nascita, londinese d’adozione, napoletana nel cuore, un mix esplosivo che conferisce alla scrittrice un indiscutibile ed irresistibile fascino.
Responsabile commerciale con un passato da Giornalista freelance, vincitrice di numerosi concorsi letterari nazionali ed internazionali, Dana Neri ha già al suo attivo la pubblicazione di poesie e racconti, nonché del saggio “Palinsesti Woolfiani”, presente in numerose biblioteche universitarie del mondo ed inserito nella lista di libri consigliati dall’Italian Virginia Woolf Society.
Conosciuta anche con il soprannome di “scrittrice arcobaleno” per il suo originale gusto nell’abbigliamento, Dana ha da poco pubblicato “Mangiafuoco”, il suo primo romanzo.

 “Mangiafuoco”

Un romanzo che si legge tutto di un fiato; uno di quelli libri che al termine lasciano una brusca sensazione di smarrimento, un vuoto improvviso per il dispiacere di dover lasciar andare via i personaggi.
“Mangiafuoco” è una vera e propria sfida per le difficili tematiche affrontate dall’autrice, ma Dana adotta un coinvolgente ed elegante stile narrativo, fatto di pause, che inducono il lettore a profonde riflessioni.

“Mangiafuoco” narra la storia di Fiamma, una giovane donna che lotta contro la bulimia e contro altre difficoltà quali una madre distante, un papà che non c’è più, un amore tormentato, un terribile segreto del passato e una delicata ed intima relazione con un’amica.
Il lettore resta travolto dallo scorrere degli eventi e cresce, pagina dopo pagina, il desiderio di scoprire cosa accadrà ai personaggi.
Il romanzo, edito da Mutatum Publishing Ltd. , è in vendita da Amazon.

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L’intervista

Londra – In una classica grigia mattinata londinese, la Redazione del Pragma Magazine viene accolta dall’autrice nella sua graziosa maisonette.

Dana, come nasce “Mangiafuoco”? Era un progetto che avevi in mente da tempo o è nato all’improvviso?

Mangiafuoco è stato un progetto lungamente “pensato” e poi messo nero su bianco in un arco di tempo relativamente breve.
Ho sempre desiderato scrivere un romanzo che avesse un certo valore a livello “sociale” e spero di aver raggiunto in qualche modo il mio scopo con quest’opera.
Mangiafuoco affronta tematiche piuttosto delicate, come la bulimia, l’abuso sui minori, la violenza sulle donne, ma lo fa sempre con un tocco di speranza e positività. L’elemento Fuoco che pervade tutto il romanzo (la protagonista si chiama Fiamma, i 5 capitoli si intitolano Fiamma, Fumo, Luce, Calore e Cenere) richiama il mito della Fenice che risorge dalle proprie ceneri.
La mia speranza è che Mangiafuoco possa essere in qualche modo di aiuto a chiunque stia soffrendo o abbia sofferto di disturbi alimentari, per esperienza personale o indiretta; a chiunque sia stato vittima di abusi di qualunque tipo; ma anche, semplicemente, a chiunque abbia voglia di (ri)trovare un po’ di Poesia. È un romanzo diretto alle giovani donne, alle loro madri e ai loro padri. Chi lo ha letto lo ha giudicato adatto a tutti.

Possiamo dire che “Mangiafuoco” è un libro che sostiene la speranza?

Assolutamente sì. I miei scritti sono sempre un po’ malinconici, a volte tragici, ma non mancano mai di essere permeati di speranza. Non potrei mai scrivere qualcosa di totalmente negativo, non sarebbe utile a nessuno, né a me che scrivo né tantomeno a chi legge. La scrittura e la lettura dovrebbero sempre avere un potere catartico, ovvero purificatorio, rasserenante. Un po’ quando piangi a dirotto per poi sentirti meglio.
Sai qual è il mio sogno più grande? Mi piacerebbe che una ragazza come Fiamma (la protagonista del romanzo) leggesse Mangiafuoco, scoppiasse in un pianto dirotto e poi si mettesse finalmente a sorridere. Vorrei che aprisse le sue labbra a uno di quei sorrisi “in grado di cambiare lo sguardo e di scavare una luce nuova nel volto”, come scrivo in Mangiafuoco. Hai presente i sorrisi delle persone che hanno sofferto tanto, di quelle che non sorridono quasi mai perché non sono abituate a farlo, o hanno semplicemente smesso di farlo da tempo? Io li trovo terribilmente belli!

Hai già altri progetti in programma?

Ho appena finito un nuovo romanzo. Ora sono in fase di rilettura. Come dicono gli inglese, quindi: Stay tuned!

Cosa ti manca di più dell’Italia e cosa apprezzi maggiormente di una città cosmopolita come Londra?

Quello che mi manca di più sono la mia famiglia, i miei affetti in genere… e il clima! Le battute sul pessimo clima inglese e la storia del grigio “fumo di Londra” sono vere, te lo assicuro! Quello che apprezzo maggiormente è proprio il fatto che sia cosmopolita, come l’hai definita tu. Londra è una mescolanza di varie culture, idiomi, tradizioni… un coloratissimo e profumatissimo pot-pourri.

Come nasce il tuo legame con la città di Napoli?

Napoli la considero un po’ la mia terza casa. Per motivi di lavoro incontro con una certa frequenza i maggiori operatori di traghetti italiani con sede nella città partenopea. Pensa che l’hotel in cui alloggio regolarmente mi fa sempre trovare in stanza un cornetto portafortuna e una card con sopra scritto ‘Bentornata a casa’.
La mia prima casa ovviamente è Roma, la città in cui sono nata. La seconda è Londra, quella in cui vivo. Napoli viene subito dopo e ha un posto speciale nel mio cuore. Credo sia impossibile descriverla pienamente a parole, anche se Pino Daniele con la sua “Napul’è” ha fatto un lavoro eccellente! Un mio racconto ambientato a Napoli e vincitore di un premio nazionale si intitola “Mille colori”, proprio in omaggio alla città e a quella bella canzone.

Qual è il tuo rapporto con la Poesia?

In passato scrivevo moltissime poesie, adesso un po’ meno, perché mi dedico soprattutto a racconti e romanzi. La Poesia non l’ho mai abbandonata, comunque. Sarebbe impossibile farlo. Una volta che hai scoperto la Poesia te la porti sempre dentro, magari per un po’ se ne sta rintanata in un cantuccio, ma c’è sempre. Nel mio romanzo Mangiafuoco, infatti, la Poesia è molto presente. Io credo che dovremmo tutti trovare la Poesia che è nascosta in ognuno di noi. “Bisognerebbe imparare a trovare la Poesia anche nell’impoetico…”, scrivo nel mio romanzo. “Bisognerebbe scovarla… nei meandri del pensiero. Immaginarla palpitare fra i battiti di ringhiere di metallo grigio di luce, scorgere una nota di miele lungo il profilo freddo dell’asfalto, desiderarla mentre si nasconde, timida e incerta, negli incavi del puramente possibile… e poi raccoglierla, abbracciarla, scaldarla… laddove pareva dimenticata persino da sé stessa.”

Cosa significa per te scrivere?

Scrivere è una parte fondamentale di me. Charlie Chaplin diceva che “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso”. Io ti dico che per me un giorno senza scrittura è un giorno perso. Solo quando scrivo qualcosa di significativo sento di aver vissuto davvero. Scrivere per me è liberarsi del rumore che ci circonda, rannicchiarsi in se stessi e ritrovarsi.

Una delle frasi più belle che hai letto?

La vita non è una serie di lampioncini disposti simmetricamente; la vita è un alone luminoso, un involucro semitrasparente che ci racchiude dall’alba della coscienza fino alla fine.”.
È una frase della mia autrice preferita, Virginia Wolf. Al di là del fatto che sia una frase bellissima, credo che racchiuda anche il segreto della scrittura, per come la concepisco io: quando scrivo cerco di dare forma a quell’alone luminoso, di avvolgere ogni frase in quell’involucro semitrasparente.

Raccontaci qualcosa su Dana Neri come persona.

Una tipa da evitare! Scherzo… Sono una persona che vive intensamente ogni emozione, nel bene e nel male. ‘Sento’ tutto, tanto, forse anche troppo a volte. Sono capace di grandi momenti di sconforto ed enormi slanci di entusiasmo. Sono un po’ matta, insomma!
Se volete sapere qualcosa in più su di me e su Mangiafuoco, vi invito a seguirmi sulla mia pagina Facebook:https://www.facebook.com/dananeriauthor/

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