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Batman riceve una chiamata dal Commissario Gordon. Il Joker ha comandato una rivolta nel manicomio criminale di Arkham, e né ha preso il controllo. Dopo una serie di richieste assurde (come quella di vestiti nuovi) il Joker ha espressamente richiesto l’arrivo del Cavaliere Oscuro all’interno del carcere, pena l’uccisione di tutti gli ostaggi. Una volta entrato il pagliaccio del crimine propone al Joker una versione crudele di nascondino: non farsi trovare fino al tramonto. Se ci riuscirà lui e gli altri criminali si arrenderanno senza condizioni.

 

La trama di questa storia, disegnata da Dave McKean (regista di MirrorMask) e scritta da Grant Morrison, in apparenza non è nulla di che. Classico scontro Cavaliere Oscuro contro tutti, come sé né sono visti nella storia di Batman. Ma questa graphic novel spicca per una serie di elementi innovativi, che né fanno un pilastro del fumetto.

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Innanzitutto i disegni presentano versioni incredibilmente stravolte, degenerate (a volte perfino grottesche) e decisamente più adulte di Joker, Due Facce, il Cappellaio Matto eccetera. Ad esempio Harvey Dent, ovvero Due Facce, è stato curato dalla sua mania di lanciare una moneta bruciata per prendere le sue decisioni. Prima con un dado, poi con i tarocchi. Risultato: che l’ex procuratore non riesce neanche a prendere una decisione facile come andare in bagno, tanto da farsela regolarmente addosso.

Ridicolo? Neanche un po’. Non si tratta di un grottesco volto a far ridere, ma a sconvolgere. Non ci sono edulcorazioni della mente criminale, infatti il Cappellaio Matto viene definito palesemente come un pedofilo. Un caso a parte è rappresentato dal Joker, tratteggiato nell’opera come un folle psicopatico assassino, senza nessuna delle sue tipiche battute (per capire, è più vicino al Joker di Heath Ledger, anche se  il paragone non rende giustizia) e con tendenze omosessuali, tanto da palpare il sedere al Cavaliere Oscuro.

Non è infatti un caso che proprio lui faccia una accusa abbastanza diretta a Batman, un’accusa lanciata diverse volte nel corso degli anni, facendo dei commenti ironici e maliziosi circa il suo rapporto con Robin. “Come sta il ragazzo meraviglia? Si sbarba adesso?” Gli autori si permisero questi riferimenti ad un argomento altrimenti considerato tabù, in virtù della natura stessa del formato graphic novel, ritenuto un fumetto destinato ad un pubblico maggiormente adulto e al carattere eccezionale della storia narrata, al di fuori del normale filo narrativo della serie di Batman.

E la storia è così fuori dagli schemi comuni che, per dirla in maniera semplice, Bruce Wayne non esiste in questa storia. Non c’è nessun riferimento, neanche vago, al miliardario. In questo fumetto, Batman è semplicemente Batman. Non esistono altre identità.

Curiosità: Morrison prese come modello per l’edificio Arkham l’abbazia di Glanstonbury e la cattedrale di Chartes. In aggiunta, “Arkham” come luogo rimanda sia architettonicamente che iconicamente al XIX secolo, traendo ispirazione dalle atmosfere dello scrittore horror, Howard Phillips Lovecraft.

Inoltre quest’opera non ha nulla a che vedere con il videogioco omonimo del 2009.

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