1999, Giappone, città di Morio. Il giovane liceale Josuke Higashikata vive tranquillamente la sua vita. A parte l’ossessione maniacale per la sua acconciatura (tanto da pestare a sangue chiunque prenda in giro i suoi capelli) non ha niente di particolare. Un giorno, andando a scuola, si imbatte in Jotaro Kujo (protagonista della serie precedente).
Qui Jotaro gli rivela che lui, in realtà, è il figlio illegittimo di Joseph Josestar e, come loro, è portare del potere chiamato Stand. Inoltre lo avverte di essere alla ricerca dell’artefatto “La freccia” che conferisce poteri a chiunque. Ma ne Jotaro né Josuke sono a conoscenza che a Morio vive un pericoloso serial killer che vede nei due Joestar una minaccia.
Un altro Jojo atipico
Esattamente come per tutti i protagonisti delle serie di Hirohiko Araki, anche qui il gioco di parole che crea il titolo Jojo esiste, ma bisogna conoscere un po’ di giapponese. il nomignolo “Jojo” è creato dal secondo kanji del suo nome proprio, normalmente pronunciato “suke” ma che in alcuni casi può essere pronunciato “jo”.
Ma, al di là di quest’aspetto, in Diamond is Unbreakable è atipico come serie di Jojo perché, a differenza delle tre serie in cui i protagonisti viaggiano per il mondo, tutta la storia è ambientata nell’immaginaria cittadina giapponese di Morio. Inoltre, per la prima volta, l’iconico antagonista della serie, Dio Brando, è completamente assente.
Jojo atipico ma sempre Jojo
Non mancano le solite esagerazioni alla Haraki: personaggi e comportamenti sopra le righe, soprattutto i comprimari, poteri al limite dell’assurdo ma spiegati con un’estrema dovizia di particolari. Senza contare le classiche citazioni alla cultura pop. Infatti tutti i nomi degli stand di questa serie sono citazioni di band o canzoni famosi.
Ed infatti abbiamo “Red hot chilli peppers” dall’omonima band o “Killer Queen” ispirata alla canzone dei Queen dallo stesso titolo. Inoltre Araki omaggia ancora l’Italia, stavolta attraverso lo chef misofobo (cioè ossessionato dall’igiene per paura del contatto coi germi) Tonio Trussardi. Insomma, una serie di Jojo in pieno stile Araki.
Curiosità: Il personaggio di Jotaro, in tutta la serie, non si toglie mai il cappello. Questo perché Araki, spinto da non si sa quale motivo, in un’intervista con alcuni fan, disse che ormai il capello di Jotaro è diventato un tutt’uno con i capelli di quest’ultimo, quasi fosse un parassita.
Dalla serie è stato tratto una serie anim, doppiata anche in italiano, presente sulle piattaforme Netflix e Cruncyroll