Si è spento a 93 anni Valentino Garavani. Da Voghera a Parigi, fino all’olimpo di Roma, ha definito l’eleganza del Novecento. La moda perde il suo ultimo, vero Imperatore. Valentino Garavani, l’uomo che ha insegnato al mondo che l’eleganza è l’unica bellezza che non sfiorisce mai, si è spento oggi, 19 gennaio 2026. Aveva 93 anni. Se ne va in un silenzio discreto, quasi in contrasto con quel “Rosso” vibrante e passionale che portava il suo nome e che è diventato simbolo universale di femminilità e potere.
La notizia, trapelata nel tardo pomeriggio, ha fatto immediatamente il giro del mondo, da quella Parigi che lo aveva formato, a quella Roma che lui aveva consacrato come capitale dell’Alta Moda, fino a Hollywood, dove le sue creazioni hanno calcato i red carpet più prestigiosi per oltre mezzo secolo.
Una vita per la bellezza
Nato a Voghera nel 1932, Valentino Clemente Ludovico Garavani aveva capito fin da bambino che il suo destino era “creare abiti per donne belle”. Dopo gli studi a Parigi e l’apprendistato da Jean Dessès e Guy Laroche, il ritorno in Italia segnò l’inizio della leggenda. Nel 1960, l’incontro al Café de Paris di via Veneto con Giancarlo Giammetti, studente di architettura che diventerà il suo socio storico e compagno di vita, cambiò la storia del costume. Insieme costruirono un impero che, da un piccolo atelier in via Condotti, arrivò a vestire le donne più influenti del pianeta: da Jacqueline Kennedy a Liz Taylor, fino alle principesse europee.
Il mito del “Rosso Valentino”
Più che uno stilista, Valentino è stato un couturier nel senso più nobile e antico del termine. La sua ossessione per la perfezione, per il dettaglio maniacale, per i drappeggi e i fiocchi, ha definito un’estetica inconfondibile. Ma è nel colore che ha trovato la sua firma eterna. Il “Rosso Valentino”, una sfumatura precisa tra il carminio, il porpora e il cadmio, non era solo una tinta: era un manifesto. “Una donna vestita di rosso non sbaglia mai”, amava ripetere. E lui non ha mai sbagliato un abito.
Nonostante l’addio alle passerelle nel 2008, con quella sfilata monumentale al Museo Rodin che chiuse un’era tra le lacrime delle sue sarte (le famose “ragazze” dell’atelier), la sua ombra non ha mai smesso di proteggere la Maison. Ha osservato con affetto i successori, da Maria Grazia Chiuri a Pierpaolo Piccioli, fino all’attuale direzione creativa, rimanendo sempre il nume tutelare del marchio.


