Si alza la tensione tra Ucraina e Russia, tra accuse di golpe e minacce alla Nato

Come se non bastassero le preoccupazioni per la pandemia da Covid, le nuove informazioni sulla variante “omicron” e gli effetti dell’emergenza climatica, ormai sempre più evidenti e rischiosi per la nostra società, a gettare altra benzina sul fuoco sulla stabilità dell’assetto geopolitico mondiale ci si mettono anche Russa e Ucraina, con dichiarazioni, ultimatum e rivendicazioni che sembrano usciti direttamente da uno scenario di guerra.

Partiamo dall’Ucraina, il cui Primo Ministro Denys Shmygal ha accusato questo martedì la Russia di essere “assolutamente” dietro quello che ha definito come un vero e proprio tentativo di organizzare un colpo di stato per rovesciare il governo, secondo informazioni raccolte dall’intelligence ucraina. “Abbiamo informazioni segrete che dimostrano un piano per tentare il colpo di stato in Ucraina“, ha dichiarato alla stampa Shmygal. A chi gli domandava se fosse certo del coinvolgimento di Mosca in tali piani, il Primo Ministro ha risposto, come già accennato, con un laconico “Assolutamente“.

Le dichiarazioni di Shmygal si inseriscono nello stesso solco di quelle rilasciate dal Presidente, Volodymyr Zelenskiy, secondo il quale l’Ucraina avrebbe da poco scoperto l’esistenza di un complotto per rovesciare il governo, con il coinvolgimento di individui provenienti dalla Russia, senza specificare tuttavia eventuali responsabilità del Cremlino nell’ideazione del piano.

Il governo russo, dal canto suo, ha negato qualsiasi ruolo all’interno di questo ipotetico colpo di stato e ha respinto, definendole come infondate, le accuse di qualsivoglia tentativo di destabilizzare l’Ucraina.

Le ragioni di tale ipotetica aggressione da parte del Cremlino, secondo lo stesso Primo Ministro, secondo cui i russi starebbero “pianificando qualcosa“, sono da individuarsi nelle intenzioni da parte dell’Ucraina di entrare nell’Unione Europea, andando così definitivamente a sottrarsi dalla sfera di influenza russa.

Diplomatici e portavoce del governo di Kiev sono infatti tuttora impegnati in fitte contrattazioni con gli organismi europei, in un viavai continuo da Bruxelles che non è sicuramente passato inosservato ad alcuna delle forze politiche in gioco, con voci di “continue aggressioni” informatiche subite dai dignitari ucraini, la qui gravità e frequenza è andata ad impennarsi proprio durante l’ultimo anno.

Passando adesso all’altra “campana”, desta preoccupazioni ancor più profonde il modo in cui il Cremlino ha deciso di reagire alle accuse mossegli da Kiev, da parte dell’Unione Europea e da alcuni portavoce della NATO, che hanno condannato i continui tentativi di destabilizzazione “scoperti” negli ultimi tempi.

Vladimir Putin in persona ha infatti dichiarato, sempre nella giornata di martedì, a poche ore di distanza dalle rivelazioni del Primo Ministro ucraino, che la Nato deve fare “molta attenzione a varcare la linea rossa dell’Ucraina, aggiungendo che un eventuale supporto logistico o militare fornito al paese ex sovietico verrebbe affrontato con risolutezza da parte della Russia, che “non avrebbe altra scelta che agire“.

Le dichiarazioni da parte del Presidente russo vanno lette in uno con la crescente strategia della tensione adottata dal Cremlino proprio per “fronteggiare” la situazione ucraina, con report che parlano di oltre 100.000 soldati russi, supportati da artiglieria, mezzi corazzati e logistica da fronte, schierati recentemente sul confine con l’Ucraina, ufficialmente per “difendere i propri territori da un’offensiva della Nato”, secondo altri, in realtà, come supporto operativo per l’annessione del paese in caso di riuscita del colpo di stato.

Questo è solo l’ultimo capitolo di questa fase “neoimperialista” inaugurata dalla Russia di Putin, dopo gli eventi che hanno condotto ai conflitti nel Donbass ed in Crimea, fase che ha nuovamente alimentato le fiamme dei contrasti con gli Stati Uniti e che ha dato la stura ad una serie di rapporti non esattamente amichevoli con i paesi dell’aera Euro.

Vedremo cosa accadrà, la speranza è che, anche alla luce di tutte le difficoltà che il nostro mondo si ritrova ad affrontare da due anni a questa parte, si decida di stemperare gli animi.

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