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Nasceva, nell’agosto del 1967, in casa Citroen,  la versione più pratica e moderna della popolare e diffusissima 2CV.

« Faccia studiare dai suoi servizi una vettura che possa trasportare due contadini in zoccoli e 50 kg di patate, o un barilotto di vino, a una velocità massima di 60 km/h e con un consumo di 3 litri per 100 km. Le sospensioni dovranno permettere l’attraversamento di un campo arato con un paniere di uova senza romperle, e la vettura dovrà essere adatta alla guida di una conduttrice principiante e offrire un confort indiscutibile. » Pierre-Jules Boulanger

Fu così che  l’uomo che era ai vertici della casa automobilistica francese diede inizio ai lavori di progettazione del veicolo che avrebbe contribuito alla motorizzazione di massa nel paese ma anche alla risoluzione dei problemi economici di Citroen dopo l‘impasse del 1934.

Creare un’utilitaria facile da guidare, affidabile, pratica, economica d’esercizio e con una meccanica che fosse alla portata di chiunque, tanto da poter permettere l’ordinaria manutenzione e la conduzione anche ad una donna inesperta era una sfida importante e provocatoria, per quegli anni.
Il risultato fu un modello più veloce della due cavalli, comoda e spaziosa con una carrozzeria nata dalla matita dello stilista Louis Bionier, con un pratico portellone posteriore che conservava l’ampia capote della 2CV.

I diktat di Boulanger vennero realizzati: quattro posti, sedili confortevoli, tanto spazio per le gambe anche se si guida con il cappello in testa ed una buona visibilità. Per agevolare la guida su strade dissestate le venne fornita un’ altezza da terra non comune per le vetture di quella categoria; la morbidezza e la precisione delle sospensioni permettevano una conduzione sicura e veloce su strade asfaltate, con buona tenuta di strada in curva senza che le ruote si staccassero.

Eppure, nonostante tutta la cura ai particolari profusa dal team Citroen, questo modello che, solo successivamente divenne la Dyane4, non venne accolto bene perchè metteva in discussione la vettura precedente, ormai divenuta una sorta di “monumento nazionale” francese.
La situazione si sbloccò grazie all’intervento della Filiale italiana del Marchio, che propose di sostituire il motoredella Dyane con quello della berlina compatta Ami6. Si trattava sempre di un bicilindrico ma di 602 cc, contro i 425 cc degli esemplari venduti in Francia e questo permise all’ utilitaria di sfiorare anche  i 120 chilometri all’ora, che si raggiungevano in quarta marcia ben al di sotto del regime massimo di rotazione del motore.

Da allora, la Dyane ha rappresentato un’icona pop legando il suo nome ai cuccioli del maggio sessantottini, alla psichedelia degli anni ’70, e resistendo alla Milano da bere dei decenni successivi.

In fondo, cinquanta anni portati bene!

 

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