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Dopo il primo album del 2013 dal titolo Io che vivo ccà, è uscito in questi giorni il secondo dell’artista partenopeo che porta il suo nome “Alessandro Giannini”.

Dopo l’album “Io che vivo ccà” (AG production, 2013), il singolo “Le cose che non sai(Europhon Records,2014), “Alberi” brano cover di Enzo Gragnaniello (Europhon Records,2015) e l’EP ‘N coppa a’ sta terra (Zeus Record, 2016); è uscito in data 4 ottobre il secondo lavoro discografico di Alessandro Giannini dal titolo omonimo.

Dieci tracce (Mare, Io che vivo ccà, ‘N coppa a ‘sta terra, ‘A vita, Vivo di te, Luna e sole, Le cose che non sai, Duje anne e ddoje, Senza Voce, Mare versione acustica) per questo album ideato e prodotto da egli stesso e distribuito dallo Zeus Record. In otto brani l’artista Alessandro Giannini firma i testi, le musiche, gli arrangiamenti; fatta eccezione per i due inediti Duje anne e ddoje e  ‘N coppa a ‘sta terra, i cui arrangiamenti sono curati da Principe e Socio M, mentre Ciccio Merolla suona in Luna e Sole.

Menzione a parte merita il brano “Senza voce” scritto da Enzo Gragnaniello, suo maestro musicale fin dalla più tenera età e che Giannini ha voluto fosse inserito in questo suo album.

Attualmente sono in commercio anche tre singoli quali: Alberi, Le cose che non sai e  ‘N coppa a ‘sta terra.

Chiediamo ad Alessandro Giannini di raccontarci questa nuova avventura musicale:

–          Cosa differenzia questo lavoro dal precedente?

L’album in pratica è la ristampa di Io che vivo ccà con l’aggiunta di due inediti: ‘N coppa a ‘sta terra e Duje anne e ddoje . È un’idea nata da me e dalla mia casa discografica la Zeus Record.

–          Ti ispiri sempre ai quartieri e alle storie nelle tue canzoni?

Si nelle mie canzoni parlo sempre dei temi sociali delle storie che mi circondano e che vivo in prima persona. Quindi dall’amore per il mio quartiere a quello per Napoli, e infine all’amore sentimentale.

–          Lo senti più un album di denuncia o d’amore per la tua città?

Alessandro Giannini è un progetto che racconta amore e rabbia allo stesso tempo, il tutto è raccontato con pochi suoni. Chi ha la fortuna come me di fare questo mestiere, sa bene che la musica è un mezzo di comunicazione, e per questo ho preferito lasciare molto spazio ai testi perché il racconto per un cantastorie è la base essenziale per comunicare. Per me più che essere un progetto di denuncia è un progetto di speranza.

Un album che è l’affresco del cielo di Napoli sotto il quale vive da sempre, fatto di sonorità sempre più mediterranee, di denunce e di riscatto, un miscuglio di suoni e voci che valica da sempre confini e culture.

foto :fonte facebook

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