Se la musica italiana ha avuto un filosofo, un mistico e un pioniere capace di unire il colto al popolare, quel nome è Franco Battiato (1945–2021). Artista totale e spirito libero, Battiato ha trasformato la canzone in un veicolo di ricerca spirituale, intellettuale e sonora.
Dal Centro di Gravità Permanente alla Sperimentazione
La carriera di Battiato è un viaggio camaleontico. Dopo gli esordi sperimentali ed elettronici degli anni ’70, ha raggiunto il successo di massa con l’album “La voce del padrone” (1981), il primo disco in Italia a superare il milione di copie vendute. Canzoni come “Centro di gravità permanente” e “Cuccurucucù” sono entrate nel DNA collettivo, nascondendo dietro ritmi ballabili citazioni colte, filosofiche e riferimenti all’esoterismo di Gurdjieff.
La Cura e l’Amore Universale
Battiato ha saputo scrivere alcune delle pagine più toccanti della nostra musica. “La cura”, considerata da molti una delle più belle canzoni d’amore (o meglio, di dedizione universale) mai scritte, testimonia la sua capacità di parlare all’anima con parole di una purezza assoluta: “Ti salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te”.
Un Intellettuale Multiforme
Oltre alla musica, Battiato è stato:
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Regista cinematografico: Esplorando temi esistenziali con film come Perdutoamor.
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Pittore: Con lo pseudonimo di Süphan Barzani.
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Compositore d’opera: Sempre teso a superare i confini tra i generi.
L’Eredità dello “Sciamano”
Scomparso il 18 maggio 2021, Battiato ci ha lasciato un invito costante all’elevazione. La sua assenza fisica non ha scalfito la potenza del suo messaggio: cercare sempre “l’alba dentro l’imbrunire”. Ha insegnato agli italiani che si può essere popolari restando profondi, e che la musica è un ponte verso mondi lontanissimi.


