Napoli e la Musica , hanno trionfato. Ieri sera, 27 giugno 2026, l’Arena Flegrea era piena in ogni ordine di posti per una delle serate più attese dell’estate: Gloria Gaynor, la voce disco che ha fatto ballare il mondo, sul palco con la sua band e l’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli.
Alle 21:10 le luci si spengono. Un boato attraversa i viali di Fuorigrotta. La band attacca con un medley soul-funk e, quando compaiono i primi archi del San Carlo, l’Arena capisce che non sarà una cover band qualsiasi. Il direttore, obbligatoriamente in nero, ha trasformato i classici disco in partiture piene, rotonde, cinematografiche. I violini hanno dato lusso a “Never Can Say Goodbye”, i fiati hanno spinto “Reach Out, I’ll Be There” fino al soffitto di stelle di Bagnoli.
Poi lei, Gloria Gaynor, 82 anni portati con una forza che zittisce l’età. Abito dorato, microfono in mano e lo stesso sorriso che ha sconfitto ogni delusione negli anni ’70. “Good evening, Napoli!”, ha detto con l’accento americano cercando anche di dire qualche parola in italiano. Il pubblico, dai trentenni ai settantenni, ha risposto in coro.
Il set è stato un viaggio tra i suoi successi e le canzoni che l’hanno resa icona. “I Am What I Am” ha fatto alzare in piedi anche chi era arrivato stanco dalla settimana lavorativa poi da Unstoppable a Never Can Say Goodbye, passando per My First, My Last, My Everything e una bellissima versione di Killing me soffly.
L’orchestra del San Carlo, diretta con precisione teatrale dal maestro Maurizio Agostini, ha aggiunto spessore, durante “I Will Survive” gli archi hanno rallentato il tempo prima del ritornello, creando un vuoto che Napoli ha riempito a squarciagola. Quando è arrivato il “Go on, now, go… walk out the door”, tutta l’Arena cantava, mani in alto, senza distinguere chi era lì per nostalgia e chi per scoprire.
La band di Gloria, rodata e affiatata, ha tenuto il groove senza mai coprire l’orchestra. La sezione ritmica, bassista e batterista in primis, ha dato il tiro disco anni ’70, mentre tastiera e chitarra hanno dialogato con i legni del San Carlo in un botta e risposta raro da vedere in un’arena, mentre i tre coristi hanno dialogato a suon di note e acuti con Gloria Gaynor, duettando anche a turno con lei sul palco dell’Arena Flegrea.
Il momento più emozionante è arrivato nel bis. Gaynor ha chiesto di abbassare le luci e ha dedicato “Let Me Love You” alla città. “You survived earthquakes, you survived everything. You are strong. Like me”, ha detto, e Napoli ha risposto con un applauso che è durato minuti.
Sipario alle 23:20, ma nessuno se n’è andato subito. La gente è rimasta a cantare sotto le gradinate, con “I Will Survive” che rimbombava ancora nella testa.
Gloria Gaynor non è venuta a Napoli per un revival. È venuta a ricordare che la musica, quando è vera, sopravvive a tutto. E con l’Orchestra del San Carlo al suo fianco, ieri sera è sopravvissuta meglio che mai.
Gallery a cura Giovanni Esposito Ph


