Jovanotti torna a far parlare di sé, ma questa volta non per la musica o per i suoi concerti spettacolari in riva al mare. Durante la sua esibizione al No Borders Music Festival, l’artista ha espresso una riflessione sulla guerra in corso tra Israele e Palestina che ha diviso pubblico e commentatori.
“Non ho niente di intelligente da dire su quello che sta succedendo… Il mio unico tifoso è la pace,” ha detto Jovanotti sul palco, scegliendo di non schierarsi apertamente su uno dei conflitti più drammatici e controversi degli ultimi anni. Le sue parole, pur pronunciate con tono pacifista, sono state accolte con forti critiche da parte di alcuni esponenti del mondo culturale e giornalistico.
Le critiche a Jovanotti di Pablo Trincia e Selvaggia Lucarelli
Tra le voci più dure, quella del giornalista Pablo Trincia, che in un lungo post ha scritto: “Perdonami, Jovanotti, ma da uno come te mi sarei aspettato tutt’altro. Siamo davanti a un genocidio. Non basta più dire ‘io tifo per la pace’.” Anche Selvaggia Lucarelli, già critica in passato nei confronti dell’artista, ha definito l’intervento “una delusione”, sottolineando come in certe situazioni il silenzio o l’ambiguità equivalgano a una presa di posizione implicita.
Il nodo della polemica, dunque, non è la richiesta generica di pace, ma la mancanza di una posizione chiara su eventi che stanno scuotendo la coscienza pubblica a livello internazionale.
Jovanotti, da sempre interprete di un’idea di mondo “colorato, libero e senza confini”, ha scelto di rimanere in equilibrio, evitando giudizi netti. Ma proprio questo equilibrio è ciò che ha scatenato la reazione di chi si aspettava da lui una maggiore responsabilità sociale e morale, in virtù della sua visibilità e del suo seguito.
Il dibattito si è esteso sui social: Jovanotti ha fatto bene a non schierarsi?
Nel frattempo, sui social il dibattito si è acceso: c’è chi difende l’artista sottolineando la sua coerenza con un messaggio di pace universale, e chi invece lo accusa di neutralità complice in un momento in cui molti artisti internazionali hanno preso posizione contro le violenze a Gaza.
Resta il fatto che, ancora una volta, il confine tra arte e impegno politico si fa sottile, e chi parla da un palco non può sottrarsi al peso delle parole – anche quando sceglie di non usarle fino in fondo.


