Napoli, Arena Flegrea – «Niente schermi per le proiezioni, né effetti speciali. Solo l’energia pura del rock, come abbiamo sempre fatto». La promessa della vigilia è stata mantenuta fino all’ultima nota. All’Arena Flegrea i Litfiba hanno regalato al pubblico uno spettacolo essenziale nella forma, ma travolgente nella sostanza, dimostrando ancora una volta che il rock non ha bisogno di artifici quando può contare sulla forza delle canzoni e sul carisma dei suoi protagonisti.
Litfiba, la storica formazione per i quarant’anni di “17 Re”
La storica band toscana è tornata sul palco con una formazione che profuma di storia, con gli stessi musicisti che contribuirono a scrivere una delle pagine più significative del rock italiano degli anni Ottanta.
Il tour celebra i quarant’anni di 17 Re, pubblicato nel dicembre del 1986, un album che continua a conservare intatta la propria forza espressiva. Insieme a Desaparecido e Litfiba 3, rappresenta la celebre trilogia dedicata ai temi del potere, della libertà e della ribellione. Quarant’anni dopo, quelle canzoni continuano a parlare al presente, denunciando gli stessi meccanismi di sopraffazione e le contraddizioni di una società ancora attraversata da conflitti e ingiustizie.
Ad accompagnare il tour anche un album dal vivo, pubblicato in CD e doppio LP, testimonianza di un ritorno tanto atteso e accolto con grande entusiasmo da migliaia di fan.
La scaletta ha attraversato alcune delle pagine più amate della produzione dei Litfiba. L’Arena Flegrea ha cantato all’unisono brani come Tango, Oro nero, Ferito, Re nel Silenzio e Apapaia, senza rinunciare a classici come Santiago, Istanbul e Eroi nel vento. Un viaggio musicale che ha unito generazioni diverse nel segno di un rock che continua a parlare con sorprendente attualità.
Musica, memoria e denuncia sociale sotto una luna protagonista
A rendere ancora più suggestiva la serata è stata una splendida luna che ha illuminato l’anfiteatro napoletano. Piero Pelù non ha resistito alla tentazione di trasformarla in una battuta destinata a strappare applausi e sorrisi: «La luna a Napoli, c… volete di più?». Un’esclamazione spontanea, perfettamente in sintonia con il carattere diretto e irriverente del frontman.
Ma il concerto non si è limitato alla musica. Da sempre voce critica e mai accomodante, Pelù ha utilizzato il palco anche come spazio di riflessione civile. Con parole dure ha condannato gli orrori delle guerre e le responsabilità di chi continua a giustificarle in nome della pace, ribadendo la sua distanza da ogni forma di violenza e di potere autoritario.

Pelù sventola il tricolore: «Per un’Italia libera e antifascista»
I momenti simbolicamente più forti sono arrivati quando il cantante ha mostrato sul palco la bandiera palestinese e successivamente, nella seconda parte del concerto, quella dell’Italia, precisando di riferirsi a «un’Italia libera e antifascista». Un gesto accolto dagli applausi del pubblico che ha confermato come il linguaggio dei Litfiba continui a intrecciare musica e impegno civile.

Uno dei momenti più teatrali della serata è arrivato, invece, grazie a una vistosa parrucca bionda che Pelù ha fatto roteare più volte sopra la propria testa per poi lanciarla e buttarla via, in perfetto stile rock. Un’altra azione volta a suggellare uno spettacolo dove provocazione, ironia, musica e denuncia convivono con la stessa naturalezza.

Quello dell’Arena Flegrea è stato, dunque, molto più di un concerto celebrativo. È stata la dimostrazione che i Litfiba restano una delle poche band italiane capaci di trasformare un live in un’esperienza collettiva, dove memoria, energia e coscienza civile continuano a marciare nella stessa direzione.


