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Si è svolta il 28 e 29 ottobre presso il Teatro Cimarosa di Aversa la dodicesima edizione del Premio Bianca d’Aponte – Città di Aversa. Madrina Irene Grandi. Vincitrice Sighanda.

Giunto alla sua dodicesima edizione il Premio Bianca d’Aponte – Città di Aversa, si è distinto anche quest’anno per essere un evento di spessore nel panorama musicale italiano e l’unico dedicato al cantautorato femminile. Entrambe le serate sono state aperte dalla vincitrice dello scorso anno Irene Ghiotto col brano La filastrocca della sera.

Abbiamo assistito ad una scaletta ben equilibrata tra la serata di venerdì e quella conclusiva di sabato. È fluita in maniera che i tempi fossero contenuti e sostenuti, tali da arrivare al fatidico “Arrivederci all’anno prossimo” dei presentatori Antonio Silva (storico presentatore del Premio Tenco e del Premio Bindi) e Steven Forti (cofondatore dell’associazione Cose di Amilcare, presentatore del Bianca D’Aponte International di Barcellona) senza che il pubblico si decidesse a lasciare il teatro.

Un primo plauso va fatto a questa coppia di presentatori ottimamente assortiti, preparati e capaci di intrattenere con eleganza, brio e professionalità il palco. Del primo ne avevamo già avuto conoscenza lo scorso anno al Premio Bianca d’Aponte, il secondo una piacevole scoperta. Ancora una volta questo premio – di cui è direttore artistico sin dall’inizio, il chitarrista, dicitor- cantante, nonchè autore di bellissimi testi, Fausto Mesolella – ha dato prova di come le cose di qualità, seppur tra mille difficoltà in ambito artistico si possono fare. Nella serata di venerdì, come tradizione, le dieci cantautrici in gara si sono esibite con brani non in concorso. Si è dato modo con testi diversi e una breve intro biografica dei presentatori di accoglierle, conoscerle e valutarne le doti artistiche. Da subito si sono fatte notare all’orecchio di chi vi scrive tre nomi che nella serata finale di sabato sono state premiate. Ha vinto la dodicesima edizione del Premio Bianca d’Aponte – Città di Aversa, la cantautrice Sighanda, al secolo Dominique Fidanza di Lucca con il brano L’aciddruzzu testo in dialetto siciliano, accompagnato da una mise che completava l’ambientazione della canzone. Col premio anche una borsa di studio di euro 1000 dalla Federazione Autori. Originale è stata anche la sera precedente dove aveva eseguito un brano in francese e abbigliata anni quaranta. In lei è emerso oltre che talento e preparazione – cosa che accomuna un po’ tutte le finaliste che accedono al premio – la padronanza del palco, la comunicatività che esplica nella mimica del corpo e nei costumi.

Gli altri premi consegnati sono stati ad Agnese Valle col brano Cambia il vento il Premio della Critica con una borsa di studio di euro 800, consegnato da Enrico De Angelis (Club Tenco); Nicoletta Noè con il brano Ad Abelardo, Eloisa il Premio Officina delle Musiche e delle Parole di Alberto Salerno e Mara Maionchi che le consentirà di frequentare uno stage presso la loro scuola; a Giovanna Dazzi con Orione il Premio Miglior Interpretazione, a Clarissa Vichi con il brano Un fiore il Premio Miglior Testo consegnato da Mauro Ermanno Giovanardi; a Chiara Minaldi con il brano Un anima”il Premio “Suoni dall’Italia” della casa discografica di Mariella Nava, nota cantautrice, ex madrina del premio Bianca, nonché fervida sostenitrice della musica e dei nuovi talenti, sempre vicina al premio e presente sul palco nella consegna del premio. A questo premio per Chiara Minaldi che nella prima serata aveva eseguito un brano delizioso dal titolo Chiama i sogni per nome, si aggiunge il Premio Miglior Interpretazione consegnatogli da Elena Ledda, anch’ella ex madrina del Premio Bianca. Il premio rappresentato da una grafica elegante è ricco di simboli  è opera di Umberto Guarino. Raffigura una “b” che sta per Bianca, dentro uno spicchio di luna, era il tatuaggio di Bianca e con nota musicale a rappresentare il premio, come ha tenuto a sottolineare Gaetano D’Aponte padre di Bianca.

Le altre finaliste in gara erano: Ilaria D’Amore con Infiniti Miracoli, Marta Delfino con Abramovic, Gabriella Martinelli con La pancia è un cervello col buco, Veronica Punzo con Il tempo che ho perduto.

A tutte viene consegnato a fine serata la targa di partecipazione consegnata da Gaetano D’Aponte. Le finaliste hanno cantato rigorosamente dal vivo supportate dall’orchestra del M° Alessandro Crescenzo e dai suoi musicisti che vanno doverosamente citati tutti: Roberta Andreozzi e Giusy Vigliotti ai cori, Enzo Carpinone al basso, Paolo Convertito alle tastiere e fisarmonica, Alessandro Crescenzo al pianoforte, Gianluca D’Alessio al violoncello, Luciano De Fortuna alle percussioni, Guido della Gatta e Ciro Manna alle chitarre, Anna Rita Di Pace e Rossella Graniero al violino, Antonio Di Somma al trombone, Pasquale Iadicicco alla batteria, Francesco Pagliuca alla tromba, Maria Rosaria Saviano alla viola, e Pietro Ventrone al sax e clarinetto.

E ’ stato consegnato nella serata di venerdì dal direttore artistico Fausto Mesolella, il Premio Musica della Poesia (premia la composizione di musiche su poesie), istituito quest’anno all’interno del Premio Bianca d’Aponte, a Patrizia Cirulli per aver musicato testi di Alda Merini.

Dal Bianca D’Aponte International sono salite sul palco, venerdì Vera Gottschall che ha eseguito in tedesco  un testo di Bianca D’Aponte da titolo “Ma l’amore no”, mentre il premio Bianca D’Aponte International, consegnato sabato sera da Sergio Secondiano Sacchi, quest’anno è andato alla russa Elena Frolova per il suo impegno nel diffondere musicando, i testi delle grandi liriche russe.

Gli ospiti come sempre sono stati numerosi al Premio Bianca d’ Aponte. Nella prima serata si sono susseguiti sul palco, Giorgia Del Mese, Peppe Voltarelli, Giuseppe Anastasi, Mauro Giovanardi con Nel centro di Milano, Tony Bungaro con Perfetti sconosciuti e a seguire con un omaggio a Napoli e alla sua lunga tradizionale musicale in Passione. Ancora Fausta Vetere e Corrado Sfogli in La gatta cenerentola, i Letti Sfatti (Jennà Romano, Mirko Del Gaudio ) insieme la direttore artistico Fausto Mesolella hanno eseguito La fiamma di una candela e Brilla una stella, scritte dai Letti Sfatti, la seconda quale omaggio al ricordo di Bianca D’Aponte.

Nella seconda serata il direttore artistico Fausto Mesolella esegue sul palco un omaggio al paroliere Giorgio Calabrese in E se domani e poi  Benedetta la Sicilia brano scritto da lui, incentrato sul dramma dei migranti e presentato in occasione del concertone del Primo Maggio in Piazza del Popolo a Roma. Seguono in un crescendo di emozioni alternandosi sul palco, ospiti come Mariella Nava che esegue Questi figli e Piano Inclinato, Kaballà, poi un duetto d’eccezione che fa tremare i polsi e il teatro Cimarosa quello di Vittorio de Scalzi, leader storico dei New Trolls con Fausto Mesolella, eseguono tra le altre La miniera e Quella carezza della sera. La madrina Irene Grandi, che abbiamo visto solo in occasione della premiazione e delle sue performances, ha tinto di rock il teatro eseguendo suoi brani famosi come Prima di partire per un lungo viaggio, Brucia la città, Lasciala andare. Conclude  interpretando un brano a sua scelta di Bianca D’Aponte dal titolo Ci ritroveremo.

E poi lui,la grande attesa da mesi Fausto Cigliano, la storia della musica italiana, accompagnato alla chitarra da Gianluca Marino che interpreta l’unico brano di Bianca D’Aponte scritto in lingua napoletana dal titolo Nenia a sora morte.  Egli stesso lo definisce ” una canzone drammatica, profondamente umana. Una poesia immortale” delizia con Uocchie ca arragiunate e Canzone appassiunata, la standing ovation arriva da sé.

Nel dare appuntamento al 2017, prima col Bianca D’Aponte International che si terrà a Barcellona e poi ad ottobre col Premio Bianca D’Aponte – città di Aversa, questa edizione chiude con la certezza di aver ricevuto ancora una volta il consenso del pubblico e della critica.

foto :Gabriella Ciaramella

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