Il Festival di Sanremo è iniziato, le luci della ribalta si sono accese e la musica ha riempito ancora una volta il teatro Ariston. Eppure, in questa edizione, c’è un’assenza che si fa sentire più di ogni altra: quella di Pippo Baudo.
Sebbene il “Pippo nazionale” ci abbia lasciato lo scorso agosto, il legame tra lui e la kermesse sanremese rimane indelebile. Non si può parlare del Festival senza pensare a chi, per ben tredici edizioni, ne ha scritto la storia. Baudo non è stato solo un conduttore; è stato un architetto della televisione italiana, un talent scout visionario capace di intuire, dietro un giovane sconosciuto, il volto di una futura star.
Guardando il palco oggi, viene naturale ricordare i suoi ingressi, la sua padronanza del mezzo, quel mix unico di bonaria severità e profondo amore per il suo lavoro che ha accompagnato intere generazioni di italiani. Pippo Baudo non portava solo la musica nelle case degli italiani: portava un rito collettivo, una professionalità che è diventata lo standard di riferimento per chiunque sia venuto dopo di lui.
Sanremo continua, come è giusto che sia, ma il ricordo di Pippo resta lì, seduto simbolicamente in prima fila. Perché, in fondo, ogni nota che risuona all’Ariston porta ancora con sé una parte del suo entusiasmo, della sua lungimiranza e della sua eterna passione per lo spettacolo.
Grazie, Pippo. La musica, stasera, è anche per te.


