Si balla sul ballottaggio


In attesa delle elezioni politiche, previste per l’autunno del 2027 alla scadenza naturale della legislatura, la maggioranza che sostiene il governo di Giorgia Meloni è fortemente intenzionata a cambiare la legge elettorale.

Il nuovo testo, che dovrà modificare ancora una volta le regole del gioco delle elezioni politiche, è definito come il “Bignami bis”, ma il nome non è collegato al famoso manualetto per le ripetizioni scolastiche. La proposta prende infatti il nome da Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ed è stata depositata dalla maggioranza in Commissione Affari Costituzionali a Montecitorio. Il 26 giugno dovrebbe essere discussa in Aula.

Il dibattito sulla nuova legge elettorale

Le forze politiche di opposizione contestano i contenuti del testo, che a loro giudizio avrebbe come principale scopo quello di “cercare di restare in sella” da parte della maggioranza e della stessa premier.

Bignami rivendica invece i diversi pregi del disegno di legge, che ama definire “Stabilicum”, perché risponderebbe ai due principi cardine indicati dalla Corte Costituzionale: rappresentatività e governabilità.

Secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia, la riforma consentirebbe alla coalizione capace di ottenere un voto in più di governare stabilmente per l’intera legislatura.

Il premio di maggioranza

Il principale strumento che garantirebbe la governabilità sarebbe il premio di maggioranza, fissato nel disegno di legge Bignami bis al 42%.

Questa soglia consentirebbe al partito o alla coalizione che la raggiunge di ottenere automaticamente una quota aggiuntiva di seggi, sufficiente a garantire la maggioranza assoluta in Parlamento.

Il premio, però, verrebbe assegnato solo se non si verificassero risultati difformi tra i due rami del Parlamento.

L’altra novità di rilievo è l’eliminazione del ballottaggio, previsto nella bozza precedente. Inoltre, rispetto all’attuale Rosatellum bis, si cancella la quota maggioritaria e si passa a un sistema proporzionale senza premio nel caso in cui nessuno raggiunga il 42% dei voti o in presenza di maggioranze diverse tra Camera e Senato.

Ovviamente, ma per amore della democrazia mi sento di aggiungere purtroppo, non sono previste le preferenze, perché restano ancora una volta i listini bloccati, che concedono alle segreterie dei partiti la possibilità di scegliere i parlamentari.

I ballottaggi nei capoluoghi

I ballottaggi sono previsti nei sei capoluoghi dove si torna a votare nei prossimi giorni: Agrigento, Arezzo, Chieti, Lecco, Macerata e Trani.

Solo dopo l’esito di questo secondo turno si potrà tracciare il bilancio definitivo della tornata di elezioni amministrative di primavera, ricevendo indicazioni più precise sulla situazione politica nazionale.

La sfida più importante è stata quella di Venezia, che ha visto la conferma del centrodestra, risultato non scontato poiché i pronostici indicavano favorito il centrosinistra.

Anche Reggio Calabria è stata conquistata dal centrodestra, mentre il cosiddetto campo largo del centrosinistra si è consolato con la vittoria ad Avellino e la riconquista, dopo nove anni, di Pistoia. A Salerno, invece, c’è stato ancora una volta l’atteso trionfo di Vincenzo De Luca.

Gli apparentamenti e le sfide aperte

I leader del campo largo puntano ora sui ballottaggi per rendere più accettabile l’esito di questa tornata elettorale che, dopo la vittoria del referendum costituzionale, immaginavano diversamente.

Questo secondo turno conferma la disaffezione verso gli apparentamenti, con l’eccezione di alcune liste civiche in comuni come Sorrento.

C’è un accordo formale anche a Chieti, dove il centrodestra, diviso al primo turno, si è ricompattato per tentare di battere il candidato del campo largo Giovanni Legnini, in testa con il 47,2%.

Cristiano Sicari, che ha raccolto il 27,5%, sostenuto da Fratelli d’Italia e Forza Italia, potrà contare sull’appoggio del candidato di Lega e Udc, Mario Colantonio, fermatosi al 16,7%, e del candidato civico Alessandro Carbone, che ha ottenuto circa il 5%.

Da Agrigento a Vigevano

Anche ad Agrigento il centrodestra si è presentato diviso al primo turno, ma senza apparentamenti per il ballottaggio. Resta leggermente favorito Michele Sodano, candidato del campo progressista con il 39,1%, davanti a Dino Alonge, sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Udc e autonomisti, fermo al 34,8%.

Ad Arezzo il candidato del centrosinistra Vincenzo Ceccarelli ha ottenuto il 32,4%, contro il 43,8% del candidato del centrodestra Marcello Comanducci. Decisivo potrebbe essere Marco Donati, sostenuto da Azione e da alcune liste civiche, che ha raccolto il 20,5%.

A Lecco si sfidano il sindaco uscente Mauro Gattinoni, fermo al 42,5%, e Filippo Boscagli, candidato del centrodestra, che ha ottenuto il 48,6%.

A Trani si va al ballottaggio tra Marco Galiano, candidato del Partito Democratico con il 40,7%, e Angelo Guarriello del centrodestra con il 30,3%.

Il caso Macerata e i numeri nazionali

Il caso più clamoroso è quello di Macerata, dove il sindaco uscente di centrodestra Sandro Parcaroli si è fermato al 49,96%, mancando l’elezione al primo turno per appena dieci voti.

Nel frattempo il Tar ha respinto il ricorso presentato da Parcaroli per ottenere il riconteggio delle 350 schede dichiarate nulle.

A Vigevano, invece, la candidata del centrosinistra Rossella Buratti, con il 34,3%, parte favorita sul civico Paolo Previde Massara, sostenuto anche da Forza Italia e fermo al 24,4%.

Lo scenario politico

Se si considerano tutti i 118 comuni sopra i 15 mila abitanti coinvolti in questa tornata amministrativa, sono 41 i ballottaggi in programma, diversi dei quali in Campania.

Secondo i conteggi di YouTrend, il centrosinistra si è imposto al primo turno in 37 comuni, a fronte dei 59 sindaci uscenti, mentre il centrodestra ha conquistato 25 comuni sui 42 che amministrava.

Nelle 18 città capoluogo il bilancio vede per ora il centrosinistra in vantaggio con sette sindaci eletti sugli otto uscenti, mentre il centrodestra ne ha conquistati tre sui cinque amministrati in precedenza.

In due capoluoghi, infine, si sono affermati candidati civici o appartenenti a formazioni non riconducibili alle due principali coalizioni nazionali, un fenomeno che potrebbe ripetersi anche in comuni importanti come Pompei, Ottaviano, Sorrento, Angri, Frattamaggiore e Somma Vesuviana.

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