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Blackout Fiorentina: la clamorosa eliminazione in Tim Cup contro il Carpi segna il punto più critico della stagione viola. Come ripartire?

A Natale puoi…

Un ormai famosissimo motivetto musicale natalizio di pandori e panettoni ricorda come ogni cosa sia realmente possibile durante il periodo dell’anno più festeggiato in tutto il mondo. “A Natale puoi, fare quello che non puoi fare mai“. O, meglio, quello che nessuno si sarebbe mai aspettato. Ieri, allo stadio Artemio Franchi, la festa, per l’appunto, l’ha fatta il Carpi alla Fiorentina. La banda di Paulo Sousa travestita da Babbi Natale, come in un noto film di Aldo, Giovanni e Giacomo, ed i biancorossi emiliani a raccogliere con grande gaudio (anzi, Di Gaudio) il graditissimo regalo. Una qualificazione ai quarti di finale di Coppa Italia tanto inaspettata quanto clamorosa.

 

Nel periodo di Natale strade, piazze, negozi e palazzi sono piene di addobbi festosi ed accecanti luminarie: in casa viola, da qualche giorno, si è totalmente spenta la luce. Il primo corto circuito, avvenuto domenica sera allo Juventus Stadium, sembrava poter essere catalogato come piccolo incidente di percorso per una macchina che stava viaggiando da settimane con potenza ed efficacia. Lo 0-1 di Coppa Italia, però, ha acuito la problematica che in realtà già da tempo pare abbastanza evidente. La Fiorentina non ha ricambi all’altezza dei suoi titolari. O, almeno, chi dovrebbe sostituire adeguatamente i vari Bernardeschi, Ilicic o Kalinic non sta rendendo secondo le aspettative.

 

Il turn-over, ad onor del vero, contro il Carpi è stato moderato. Dal primo minuto, infatti, sono scesi in campo Rodriguez, Astori, Badelj, Vecino e Kalinic. Ma il punto è proprio questo: Paulo Sousa, evidentemente, non si fida delle seconde linee e preferisce mandare in campo, anche in un ottavo di finale di coppa Italia, i giocatori che gli stanno permettendo di disputare un grande campionato ed un’ottima Europa League. C’è bisogno, però, di trovare delle alternative per ricondurre la squadra sulla retta via.

I titolarissimi non possono risolvere tutte le partite e, soprattutto, non possono atleticamente garantire sempre uno standard di rendimento elevatissimo, a maggior ragione se rifiatano poco e se non hanno alle spalle chi non li fa rimpiangere. E sul banco degli imputati, inevitabilmente, ci finisce quel Pepito Rossi che da inizio stagione tutta Firenze sta invano attendendo. L’argomento di discussione principale tra i tifosi gigliati, oggi, è proprio questo.

Rossi non ingrana: ipotesi prestito

Contro il Carpi, in una gara che sarebbe potuta essere una grossa occasione per lui, Paulo Sousa si è affidato all’italoamericano soltanto a dieci minuti dal termine, con la viola già sotto. L’impressione, a questo punto, è che il tecnico portoghese non abbia più fiducia nel suo numero 22. Zero reti e soltanto un assist in campionato èer Pepito, un gol in Europa League. Poco, troppo poco per uno dal suo talento. Da inizio stagione, Sousa continua a ripetere il solito ritornello: “Giuseppe deve ritrovare il ritmo partita, gli manca lo step decisivo della competitività, Firenze lo aspetta, ma non è ancora pronto“. Il tempo sta finendo, gennaio si avvicina. E le sue prestazioni, in tutta onestà, sono ricordi sbiaditi di quelle imbottite di classe e talento a cui eravamo abituati. L’attenuante dei gravi infortuni pare non convincere più: da un punto di vista atletico, ormai, il calciatore è recuperato. Lo smalto d’un tempo, forse, è irrimediabilmente perduto. Ma ciò non deve rappresentare una pietra tombale sul suo futuro.

 

Il mercato invernale è alle porte. Cosa fare? Restare a Firenze e cercare di sfruttare le poche occasioni che gli darà Sousa oppure cambiare aria per giocare con più continuità? Pepito, in cuor suo, nutre ancora una piccola speranza di riconquistare la Nazionale. Ma soltanto una strepitosa seconda parte di stagione potrebbe convincere Conte ad assegnargli un posto per l’Europeo in Francia. E potrebbe anche non bastare, visto l’affollamento in quel reparto. Rossi ha una voglia matta di dimostrare di essere ancora un calciatore determinante. Già dalla gara di domenica, nonostante il riposo quasi totale in Tim Cup, difficilmente Sousa lo schiererà titolare contro il Chievo, in una gara diventata improvvisamente ancor più delicata di quanto non lo fosse già. In una squadra con pressioni minori, invece, Pepito potrebbe ritrovare autostima, minuti, gol, giocate e buonumore. Il ragazzo classe ’87 ha ancora parecchi estimatori in giro per l’Italia e l’Europa. In Serie A c’è l’interesse di Empoli e Sampdoria; nel campionato spagnolo, dove ha lasciato un ricordo straordinario dai tempi del Villareal, ci sarebbe il Betis Siviglia sulle sue tracce. La scelta, per Pepito, non è affatto semplice: la piazza fiorentina lo ama, un addio con la viola sarebbe un duro colpo per lui e per i tifosi.

La Fiorentina pensa all’ipotesi prestito per tutelare ed accontentare un ragazzo con il quale c’è un profondo rapporto di stima ed affetto. La società viola ha curato, protetto ed aspettato Rossi, adeguandogli il contratto quando sarebbe stato più facile voltargli le spalle. Adesso, insieme a lui, è arrivato il momento di prendere una decisione importantissima e determinante per il bene della sua carriera. Per permettergli di archiviare definitivamente i suoi tormenti fisici e tornare ad essere, una volta per tutte, il grande campione che tutti noi abbiamo conosciuto.

 

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