Abbiamo intervistato Laura Gambacorta, laureatasi campionessa italiana nel doppio misto over 50 ai campionati italiani master di tennistavolo a Salsomaggiore Terme.
Ogni vittoria, ma anche ogni sconfitta in realtà, è diversa e dona qualcosa nel percorso di crescita di uno sportivo. Magari nei primi giorni ci sono ancora l’adrenalina e le emozioni del match e della vittoria, ma poi arriva la consapevolezza: a distanza di 10 giorni dal successo, cosa ti rimane dentro?
“Anche a distanza di 10 giorni rimane dentro una grandissima soddisfazione perché è un successo che abbiamo inseguito tanto in questi anni. Due anni fa eravamo arrivati terzi, mentre l’anno scorso eravamo arrivati all’argento, e quindi un po’ sognavamo finalmente di avere un oro, anche se ci rendevamo che le altre coppie erano decisamente impegnative. La vittoria richiedeva uno sforzo ulteriore: sforzo ulteriore che c’è stato, perché abbiamo giocato, soprattutto in semifinale, una partita quasi perfetta in cui abbiamo reso bene tutti e due. Nel doppio può capitare che magari uno giochi meglio rispetto all’altro e invece in quest’occasione, probabilmente la partita più impegnativa, abbiamo giocato bene entrambi. Siamo riusciti a vincere e poi in finale per certi versi abbiamo sofferto molto meno di quello che ci aspettavamo. Di questa vittoria quindi mi resta dentro la grande soddisfazione e la speranza di poter ripetere questo risultato nei prossimi anni”.
Un detto recita che il lupo perde il pelo ma non il vizio: congratulazioni! A quanti campionati vinti sei?
“Considerando solo i campionati master, questo è il terzo titolo italiano, sempre in doppio: i primi due in doppio femminile e quest’anno in doppio misto. Poi c’è sempre quell’argento di un po’ di anni fa nel doppio femminile europeo: risultato che rimane comunque un qualcosa di cui vado fiera nonostante non sia in realtà un titolo. Poi in passato, ho vinto qualche titolo italiano di categoria; al momento sono molto concentrata su sulla categoria master”.
Il tuo è uno sport molto tecnico e di forte attenzione, riflessi e preparazione psicofisica: ci sono differenze tra giocare in coppia con una donna o con un uomo?
“Sì, cambia un po’ forse la velocità di alcune palle e forse un po’ di strategia, anche se in questi anni la velocità delle donne è molto aumentata: si può dire che la differenza di prestazione tra l’uomo e la donna, soprattutto a determinati livelli, si è alquanto ridotta. Forse prima c’era maggiore differenza: adesso tra un doppio femminile e un doppio misto, in termini di impostazione strategica, tutto sommato, direi la differenza che è abbastanza ridotta”.
Se un giovane vuole avvicinarsi seriamente al tennistavolo, qual è la strada da seguire? Volendo fare un parallelo, probabilmente l’oratorio o i circoli sono “la strada” del calcio dove muovi i primi passi, ma poi?
“All’epoca io ho iniziato all’oratorio e poi ebbi la fortuna di trovare nella parrocchia in cui giocavo, un giocatore di livello agonistico: fu quindi lui ad indirizzarmi verso una società sportiva. Adesso non so quanti oratori ci siano, quanti ragazzi frequentino l’oratorio, quanti tavoli da ping pong ci siano negli oratori, ma direi che la distribuzione delle società sportive è forse un po’ più capillare e quindi andando a cercare su internet adesso è più semplice. La cosa migliore è imparare con un istruttore da subito i movimenti tecnici corretti perché se impari a giocare da solo, dopo è più difficile correggere i movimenti sbagliati. L’appassionato di tennistavolo deve individuare una società nelle vicinanze che abbia orari compatibili con le proprie esigenze, quindi chiedere se c’è un allenatore e imparare. All’inizio il tennistavolo è noioso perché uno sport che richiede di ripetere tante volte il gesto prima di acquisirlo, però vi assicuro che poi dopo si hanno tante soddisfazioni”.

Si ringrazia Laura Gambacorta per la disponibilità.



