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Nella rubrica del sabato “History Juve” diamo spazio a quello che è, dopo Sua Maestà Alessandro Del Piero, il più grande numero 10 italiano che la Juventus abbia mai avuto: Roberto Baggio

Fantasista, seconda punta, rifinitore, trequartista. Il folle atipico del pallone. Il genio assoluto dell’equlibrio. Il bene che vince sul male, e viceversa. Amore e odio. Sostenitori e oppositori. Semplicemente lui : Roberto Baggio.

L’ascesa di un mito

Roberto Baggio nasce a Caldogno, in provincia di Vicenza, il 18 febbraio del 1967.
Si fa notare giovanissimo nella squadra del suo paese natale, il Caldogno, e all’età di 13 anni si trasferisce al L.R. Vicenza, a quei tempi in C1. Il suo talento brilla subito nelle formazioni giovanili a suon di gol, e non tarda quindi la convocazione in prima squadra. Grazie alle sue 12 reti in 29 giornate di campionato, che consentono alla squadra veneta di salire in Serie B, diventa uno dei calciatori più amati dai tifosi vicentini. In una delle ultime giornate di campionato subisce un grave infortunio al ginocchio destro, facendo nascere forti dubbi circa le possibilità di tornare a giocare a calcio.

La Fiorentina, tuttavia, che lo  aveva già acquistato, crede nel recupero del giocatore. Dopo due anni di calvario, l’allora ventenne Baggio ripaga la fiducia del club viola: esordisce in Serie A il 21 settembre 1986 contro la Sampdoria, e, il 21 maggio dell’anno dopo, contro il Napoli di Maradona, mette a segno il suo primo gol nella massima serie. È una rete fantastica: Baggio parte dalla propria metà campo, si beve a suon di accelerazioni e di dribbling tutta la difesa napoletana, portiere compreso, e deposita in rete. Quella partite finisce 1 a 1, e consente alla Fiorentina di guadagnare la salvezza matematica.
A Firenze rimane tre anni, mettendo a segno 39 gol in 94 presenze col club toscano. Il talento di Baggio diventa ormai evidente a tutti. Grazie al giocatore, i viola navigano nelle zone alte di classifica e raggiungono pure una finale di Coppa UEFA nel 1990, persa contro la Juventus.

La Juventus

Alla fine dell’anno calcistico 1990, il 18 maggio viene ufficializzato il suo passaggio proprio alla Juventus, nonostante le violente proteste dei tifosi viola. Rimane con i colori bianconeri dal 1990 al 1995, cinque anni in cui ha probabilmente raggiunto l’apice della sua carriera calcistica. Con il club piemontese mette a segno 115 gol in 200 presenze tra campionato e coppe europee.
Nel primo anno alla Juventus, allenata da Luigi Maifredi, segna 27 gol, di cui 9 nell’edizione di Coppa delle Coppe, che gli valgono il titolo di capocannoniere del torneo. Mischia la banalità alla giocata estrema, l’armonia all’eleganza del tocco. I tifosi della Juventus impazziscono per il loro nuovo beniamino.
Negli anni successivi sulla panchina bianconera siede per tre anni Giovanni Trapattoni. Con l’allenatore milanese Baggio vince uno Scudetto, una Coppa Italia e una Coppa UEFA, segnando vagonate di gol e divenendo il vero e proprio trascinatore della Juventus.
Nella stagione ’94-’95 Marcello Lippi sostituisce Trapattoni alla guida della squadra. In quest’anno Baggio sigla 8 reti in sole 17 presenze di campionato, un po’ per gli infortuni che lo hanno colpito, un po’ perché Lippi, col suo modulo 4-3-3,  preferisce un tridente composto da Vialli, Ravanelli e l’astronascente Del Piero.

 

Alla fine della sua esperienza con la Juventus, il “Divin Codino” giocherà con le maglie, rispettivamente, di Milan, Bologna, Inter e Brescia.

La Nazionale

Le grandi giocate di Baggio con la maglia della Juventus gli permettono di guadagnare la convocazione nell’Italia da parte del C.T. Azeglio Vicini, e la successiva partecipazione al Mondiale del 1990. Il calciatore vicentino non parte titolare, ma sfrutta alla grande le occasioni concessegli dall’allenatore, conquistando presto il posto fisso tra i titolari. Nel Mondiale italiano Baggio segna un gol fantastico contro la Cecoslovacchia, e completa l’opera siglando una rete anche contro l’Inghilterra nella finalina per il terzo posto.
Nell’estate del 1994 il Divin Codino è convocato da Arrigo Sacchi per il Mondiale degli Stati Uniti. Gli azzurri passano a stento il girone, ma è dagli ottavi di finale in poi che il talento di Baggio esce ancora fuori: firma una doppietta in rimonta contro la Nigeria; nei quarti di finale segna un gol contro la Spagna; in semifinale sigla un’altra doppietta contro la Bulgaria. Fenomeno puro. Facendo forse troppo: in finale, difatti, alla lotteria dei rigori, tira alto sopra la traversa il pallone che consente al Brasile di vincere il titolo mondiale.
Celebre la sua frase durante le interviste post-gara: “I rigori li sbagliano soltanto quelli che hanno il coraggio di tirarli“.

Ma il destino delle divinità è anche questo. Felicità e tristezza. Roba da fenomeni puri, altroché. Vivere per sognare. Sfiorare il sole per toccarlo prima, e bruciarsi poi. Ma forse la bellezza della vita è esattamente questa.
La cosa certa è che possiamo vantarci di averlo avuto, Roberto Baggio. Il Divin Codino rimarrà nei nostri cuori per sempre. Noi lo abbiamo amato. Noi lo abbiamo odiato. Noi lo abbiamo ammirato.
Chapeau, fenomeno!

 

 

 

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