Cuore “bruciato”, indagine si allarga: nel mirino il trasporto dell’organo da Bolzano a Napoli


Nuovi dettagli emergono sulla fase più delicata del trasferimento del cuore espiantato a Bolzano e destinato al piccolo paziente ricoverato al Monaldi di Napoli. L’uso di ghiaccio secco al posto del ghiaccio naturale triturato avrebbe compromesso irrimediabilmente l’organo, aprendo scenari di responsabilità sempre più gravi.

Trasporto a rischio

Le indagini dei carabinieri del Nas si concentrano sul kit di trasporto organi utilizzato dall’equipe napoletana. Il cuore sarebbe stato inserito in una borsa termica non idonea, priva di sistemi di allarme per segnalare un abbassamento eccessivo della temperatura.
All’interno, in un semplice contenitore di plastica, sarebbe stato collocato ghiaccio secco, materiale che può portare il grado termico ben al di sotto dei limiti di sicurezza, fino a “bruciare” letteralmente i tessuti dell’organo.

Protocolli ignorati

Le norme internazionali prevedono che il tempo tra prelievo e trapianto – la cosiddetta ischemia fredda – resti tra le quattro e le sei ore. I carabinieri dovranno stabilire chi abbia reperito il ghiaccio, chi abbia autorizzato il confezionamento del contenitore a Bolzano e se siano stati eseguiti i controlli prima della partenza verso Napoli. Il fascicolo potrebbe presto arricchirsi di ulteriori nomi, dopo le integrazioni di querela presentate dall’avvocato per conto della famiglia.

Convocazioni in Procura

I sei medici già indagati per lesioni colpose gravi saranno sentiti nei prossimi giorni. Ma non saranno gli unici: la Procura ha compilato una lista di persone informate sui fatti da ascoltare, e non si esclude che il numero degli indagati possa crescere. Sotto la lente anche il passaggio di consegne tra i sanitari di Bolzano e quelli napoletani: resta da chiarire come sia stato possibile non notare la gestione irrituale di un organo tanto delicato.

Heart team al lavoro

Sul fronte clinico, al Monaldi è attesa la riunione dell’Heart team di pediatria, incaricato di aggiornare il quadro sanitario del piccolo paziente e valutare eventuali strade percorribili. La discussione servirà anche a chiarire le divergenze tra il parere dell’ospedale napoletano e quello del Bambino Gesù di Roma, dove gli specialisti avevano delineato un orientamento più prudente riguardo un eventuale nuovo trapianto. Proseguono inoltre gli accertamenti degli ispettori del Ministero della Salute e della Regione Campania, che stanno verificando procedure, comunicazioni e comportamenti, compresa la gestione delle informazioni fornite alla madre nel momento in cui fu comunicato che il cuore trapiantato «non ripartiva».

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