Frode Iva sul carburante: sequestrati beni per una somma ingente a imprenditore campano


Nel corso di un’attività coordinata dalla Procura europea, gli uffici di Bologna e Napoli hanno richiesto alla Guardia di finanza di eseguire un vasto intervento patrimoniale. L’azione ha riguardato una serie di società e strutture economiche collegate a operazioni fiscali sospette nel settore dei carburanti.

Il sequestro da 260 milioni

Nel mirino degli inquirenti è finita una rete criminale accusata di aver introdotto carburante nel mercato italiano evitando sistematicamente il pagamento dell’Iva. In questo contesto, sono stati sottoposti a sequestro preventivo beni per un valore complessivo di 260 milioni di euro. I sigilli hanno colpito il patrimonio di una società riconducibile a un imprenditore campano già condannato in primo grado a otto anni di reclusione, con una multa di 8.600 euro, confisca di beni fino a 73 milioni e interdizione dall’attività imprenditoriale.

Il ruolo dell’imprenditore e le indagini

Secondo gli inquirenti, l’uomo sarebbe il vertice dell’organizzazione al centro dell’inchiesta. Le indagini sono state condotte dai nuclei di polizia economico-finanziaria di Napoli e Verbania, insieme alla compagnia di Casalnuovo, impegnati nella ricostruzione del sistema utilizzato per eludere le imposte.

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