Giochi di Fede


Dopo Pippo Baudo è scomparso Emilio Fede, un altro personaggio importante della televisione italiana, anche lui siciliano, essendo nato nel messinese a Barcellona Pozzo di Gotto il 24 giugno 1931.

Fede è stato un giornalista che ha introdotto molti elementi nella televisione italiana, alcuni negativi per quanto riguarda la sua eccessiva faziosità nei confronti di Silvio Berlusconi.

Fede era un appassionato del gioco d’azzardo e le sue performance ai tavoli verdi arrivavano spesso sui giornali. Lo stesso giornalista raccontò le sue avventure nei casinò nel libro Privé. La vita è un gioco, pubblicato nel 1998. Questo testo resta un interessante ritratto della vita politica italiana, perché Fede incontra personaggi del mondo dello spettacolo e della stessa politica come compagni di gioco a un tavolo verde, dove spesso si trovano anche alcuni suoi nemici professionali e altri protagonisti.

Il libro può essere considerato un testo sulla fama, le dinamiche sociali e il potere italiano, con una prospettiva ironica che però non nasconde alcune verità della politica.

Vincite, sconfitte e scandali

Lo storico direttore del Tg4 non nascose mai la sua frequentazione dei privé di Saint Vincent, Montecarlo e altri casinò famosi, perché aveva una forte attrazione per le scommesse, che peraltro gli causarono alcuni problemi, perdendo spesso ingenti somme di denaro.

Ma a volte riusciva a vincere cifre importanti e addirittura, nel 1998, intascò un miliardo di lire a Montecarlo, venendo poi accusato e successivamente assolto per associazione a delinquere in una vicenda collegata. Anche in altre occasioni Fede riuscì a vincere cifre stratosferiche, e così la sua fama di giocatore continuò per alcuni decenni, fino a quando decise di smettere completamente.

Fede e la televisione-gioco

La sua passione per il gioco si manifestò anche televisivamente nel 1983, quando Rai 1, per contrastare il successo di Canale 5 e del suo Superflash condotto da Mike Bongiorno, gli propose di condurre un nuovo programma, denominato Test.

Quel quiz rappresentò una grande novità: oltre ai concorrenti in studio, che rispondevano alle domande del professor Spaltro per delineare il loro profilo psicologico, anche gli spettatori a casa potevano partecipare, conoscendo così meglio la propria personalità.

Si trattò di un tentativo raro, se non unico agli inizi degli anni Ottanta, di creare interazione tra emittente e pubblico. Testfu un gioco condotto in modo simpatico e intelligente, ma Fede fu escluso dalla conduzione successiva, nel 1984, per alcuni problemi giudiziari che lo allontanarono dalla Rai.

Due vite professionali

Si può affermare che Emilio Fede abbia avuto due vite professionali: la prima, molto più brillante, ricca di accadimenti, essendo stato inviato del Telegiornale Rai in alcune situazioni di conflitti, in particolare in Africa e Medio Oriente, per poi diventare conduttore del TG1.

Dopo alcuni problemi giudiziari fu allontanato dalla Rai, ma trovò sostegno e approdò alle reti di Berlusconi. Politicamente, Fede aveva un forte legame con l’ambiente socialdemocratico: il padre della moglie, la giornalista Diana De Feo, era Italo De Feo, già membro comunista del CLN e poi portavoce del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Fede si candidò, senza essere eletto, sia alle elezioni politiche del 1979 che a quelle europee del 1984 per il PSDI. Tuttavia, in Rai era considerato vicino alla DC e, quando cadde in disgrazia, diresse un telegiornale di un’emittente lombarda, Rete A, che trasmetteva in leggera differita, chiamata “diretta differita”.

L’approdo a Mediaset e il Tg4

A questo punto Fede decise di chiedere il sostegno delle sue amicizie socialiste, in particolare del sindaco Paolo Pillitteri e del figlio di Bettino Craxi, per farsi raccomandare a Berlusconi. Inizialmente il Cavaliere non voleva riportare un personaggio discusso sulle sue reti, ma grazie alle introduzioni socialiste e alla sua tenacia, Fede riuscì a farsi accogliere.

Arrivò così alla direzione del Tg4, diventando una delle voci più schierate nella discesa in campo del suo editore. Fu protagonista di un giornalismo fortemente orientato, privo di riguardi verso gli stessi socialisti e democristiani che lo avevano sostenuto negli anni precedenti.

Le contraddizioni calcistiche

Per entrare nel cerchio berlusconiano, Fede mise da parte persino la sua fede juventina, dichiarandosi tifoso del Milan. Lui stesso raccontò che Berlusconi lo invitava esplicitamente a tifare per i rossoneri.

Secondo Fede, anche Adriano Galliani fece lo stesso “tradimento”, essendo in precedenza juventino. Nel 2016 lo rivelò in un’intervista a La Zanzara di Cruciani e Parenzo.

Negli ultimi anni, in pensione, Fede dichiarò di aver cambiato ancora bandiera calcistica, abbonandosi al Napoli per amore della moglie (scomparsa nel 2021) e per rispetto degli amici partenopei, come l’ex presidente Corrado Ferlaino e i tassisti napoletani, con cui amava intrattenersi.

Gli inizi e la carriera Rai

La sicilianità di Fede emerse nella sua carriera, così come le professioni dei genitori: il padre maresciallo dei Carabinieri, la madre cantante d’opera.

Trascorse la giovinezza tra San Piero Patti e Roma, dove completò il liceo classico e intraprese la carriera giornalistica. Lavorò per Il Momento e Gazzetta del Popolo, prima di approdare alla Rai nel 1958.

Il suo primo programma televisivo fu per ragazzi, Il circolo dei castori, curato e condotto con Febo Conti ed Enza Sampò, segnando il passaggio dalla carta stampata alla televisione.

Tra il 1961 e il 1969 documentò la decolonizzazione e le prime guerre civili in oltre quaranta Paesi africani. L’esperienza fu interrotta da malattia e problemi economici, prima di approdare al TG1 negli anni Settanta, diventandone poi direttore tra il 1981 e il 1983.

Sotto la sua gestione, la testata trasmise la storica diretta sull’incidente di Alfredino Rampi a Vermicino, durata 18 ore: un’anticipazione della futura “TV del dolore”.

Da Fininvest al tramonto

Nel 1987 lasciò la Rai per Fininvest, fondando il TgA, il primo telegiornale nazionale privato italiano. Poi diresse Studio Aperto e Videonews, anticipando nel 1991 in diretta l’inizio della Guerra del Golfo.

Dal 1992 al 2012 fu direttore del Tg4, dando al telegiornale un’impronta personale e controversa, con forte attenzione a gossip, cronaca nera e politica, schierata a favore di Berlusconi.

Gli ultimi anni della sua carriera furono segnati da vicende giudiziarie. Tra il 2011 e il 2019 fu coinvolto nel processo Ruby, oltre che in altri procedimenti per Mediaset e presunte diffamazioni, confermando la sua figura divisiva, amata e odiata.

Emilio Fede, in fondo, ha lavorato e giocato tanto nella sua vita, perdendo e vincendo, ma è sempre stato schierato dalla parte del più forte.

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